ROMA – “Nelle proteste in Iran i Pasdaran sono arrivati a usare armi da guerra contro la gente che protesta nelle strade, tuttavia la democrazia non si può esportare e quindi neanche le minacce di un attacco militare proposto dagli Stati Uniti potrà essere utile al nostro futuro”. Zahra Toufigh è una giurista iraniana residente in Italia da vari anni, dove porta avanti l’appello di diritti e riforme nel suo Paese attraverso l’associazione Donne Libere iraniane. Con l’agenzia Dire commenta la situazione, dove prosegue da nove giorni il blocco totale a internet imposto da Teheran in risposta alle proteste popolari iniziate a fine dicembre.
Nei cortei avrebbero perso la vita diverse migliaia di persone – le stime sono discordanti, si va da quasi 4mila a 12mila. Mentre il presidente Pezeskhian ha incolpato “sabotatori” ingaggiati dall’intelligence di Israele, gli Stati Uniti mercoledì hanno minacciato un intervento armato, poi sospeso. La Cnn in queste ore ha citato una “fonte informata” secondo cui dopo quell’annuncio, Trump avrebbe sentito telefonicamente il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, che avrebbe chiesto di ritardare l’attacco. Il motivo, scrive la Cnn, “la preoccupazione per lo stato delle difese missilistiche” israeliane, che sono state “ampiamente utilizzate durante il conflitto tra Israele e Iran” di giugno scorso e dunque i timori per “un conflitto troppo prolungato”.
Un’altra fonte sostiene che Tel Aviv voglia “evitare che un attacco straniero permetta al regime di deviare l’attenzione dalla brutale repressione interna”, per accelerare il collasso dell’attuale sistema politico. In Iran però nel frattempo, i pericoli per i civili che manifestano il dissenso contro la Repubblica islamica e l’Ayatollah restano altissimi, sebbene “il regime abbia totalmente perso gran parte del consenso, ormai è debole” torna a commentare Toufigh. “Noi iraniani all’estero siamo estremamente preoccupati per le nostre famiglie. Io ad esempio ho sentito l’ultima volta mia sorella mercoledì sera, e solo per pochissimi secondi, prima che cadesse la linea. Il tempo di dirmi che stanno tutti bene. Ma ho nipoti giovani che potrebbero decidere di partecipare ai cortei”. Fondamentale quindi continuare a tenere alta l’attenzione sul Paese che “sfida il regime nonostante la durissima repressione a cui abbiamo già assistito nel 2022”, osserva la giurista, che fa infine appello a partecipare al sit-in di oggi alle 16 a Roma e ad eventi analoghi. L’iniziativa odierna, organizzata da Amnesty International Italia e Women Life Freedom for Peace and Justice, porta sulla scalinata del Campidoglio “solidarietà alla popolazione iraniana e alla sua sete di diritti e giustizia”.
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