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Paralimpiadi, l’appello degli atleti: “Basta con il pietismo o la narrazione da eroi”

MondoParalimpiadi, l’appello degli atleti: “Basta con il pietismo o la narrazione da eroi”

BOLOGNA – Ci sono ancora troppi stereotipi nel racconto delle Paralimpiadi da parte dei media. A dirlo sono gli stessi atleti con disabilità, in uno studio realizzato dall’Alma Mater di Bologna ‘It should just be about sport!: exploring Italian athletes’ perspectives in paralympic media coverage’. Il lavoro, guidato dai docenti Athanasios Pappous e Pablo Iniesta del Dipartimento di Scienze per la qualità della vita, è stato pubblicato sulla rivista internazionale ‘Frontiers in sports and active living’. Lo studio raccoglie le testimonianze dirette di 17 atlete e atleti paralimpici italiani di alto livello, per indagare come percepiscono la propria rappresentazione nei media. E il titolo della stessa ricerca (“Dovrebbe essere solo sport”) riassume il messaggio condiviso dagli sportivi, che chiedono meno enfasi sulla disabilità e maggiore attenzione alla dimensione agonistica, alla prestazione sportiva e ai risultati. La copertura mediatica, sostengono infatti gli atleti, è spesso dominata da due narrazioni: quella dell’eroe che supera la disabilità; e quella pietistica, che enfatizza la sofferenza personale. Entrambe spostano il focus dall’esperienza sportiva che è fatta di competizione, preparazione tecnica e performance. “La disabilità fa parte della nostra identità, ma non definisce il nostro valore sportivo”, è quanto emerge dalle testimonianze. Secondo Pappous, dunque, “una rappresentazione più centrata sulla dimensione sportiva può contribuire a valorizzare il lavoro di atlete e atleti e promuovere una cultura sportiva più consapevole, equa e inclusiva, capace di comunicare lo sport paralimpico per ciò che è: sport di alto livello”. In questo senso i social media aiutano gli stessi sportivi a costruire una narrazione “più diretta e autentica”, superando gli stereotipi.

Un altro problema riguarda la visibilità dello sport paralimpico. La ricerca dell’Alma Mater mette in luce, infatti, come l’attenzione per le discipline degli atleti con disabilità, pur cresciuta negli ultimi anni, rimane concentrata solo in occasione dei Giochi. Da questo studio è nato il percorso di formazione online ‘dis-Ability! Challenging the stigma of disability’, che ha coinvolto 25 atlete e atleti paralimpici, fra cui le campionesse Martina Caironi e Giulia Ghiretti. Il percorso parte direttamente dalla loro esperienza, riportando come desiderano essere ritratte e come la copertura mediatica possa essere migliorata. Il corso è gratuito, aperto a studentesse e studenti, giornaliste e giornalisti, e anche a tutte e tutti coloro che desiderano comprendere e sfidare lo stigma legato alla disabilità nella comunicazione sportiva. Si tratta di “un’iniziativa di public engagement duratura e sostenibile, con una forte vocazione internazionale- spiega l’Alma Mater- il Comitato paralimpico francese ha già mostrato interesse nell’utilizzarlo per preparare i giovani giornalisti in vista dei futuri Giochi 2030”. Il corso è fruibile in lingua inglese, oltre all’italiano, e a breve saranno disponibili anche le versioni in francese e spagnolo. La ricerca e la creazione del percorso di formazione online sono stati resi possibili grazie a un bando vinto dall’Università di Bologna e finanziato con risorse Pnrr.
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