ROMA – “Si dice che questa riforma vorrebbe umiliare la magistratura o addirittura porla sotto il potere esecutivo. Qui mi permetto di concludere con una considerazione squisitamente personale. Prima l’amico e presidente La Russa ha citato quelli che sono stati i magistrati vittime anche delle Brigate Rosse, del terrorismo rosso negli anni ’70 e ’80. Beh, io dovrei dire che sono un sopravvissuto, perché avendo condotto l’indagine sulle Brigate Rosse tra il 1980 e il 1982 della colonna veneta dove ci sono stati tre omicidi, io ero il primo in lista quando trovavano nei covi i nomi dei magistrati da ammazzare. Se questo non è avvenuto è perché con la liberazione del generale Dozier abbiamo stroncato questo fenomeno”. Lo dice il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, al teatro Parenti di Milano durante l’evento “Una riforma che fa giustizia”, organizzato dai gruppi parlamentari di Fratelli d’Italia a sostegno della campagna per il “Sì” al referendum sulla giustizia.
“Ora – continua Nordio – vi pare possibile, vi pare razionale (a meno che io non sia schizofrenico) che un magistrato che a quell’epoca realmente ha rischiato la vita consapevolmente (faceva parte del mestiere) e che se tornasse indietro lo rifarebbe, proprio perché ha della magistratura una considerazione così alta da volerla riportare ai suoi alti livelli anche di popolarità che aveva a quell’epoca, vi pare razionale, ripeto, che un magistrato che ritornerebbe a fare quello che ha fatto – e a rischiare la vita come l’ha rischiata – voglia umiliare la magistratura o voglia sottoporla al potere esecutivo? Questa è la massima offesa che possa essere recata”. Il ministro sottolinea che “la magistratura godeva nei primi anni ’80 della popolarità dell’80%, più quasi uguale a quella della Chiesa Cattolica” mentre “oggi è precipitata al di sotto della metà e si avvicina pericolosamente al 40%”.
NORDIO: CORRENTI AGGREGAZIONI DEGENERATE, LIBERIAMO MAGISTRATI
“La riforma libererà la magistratura, perché proprio svincolandola dal potere delle correnti renderà possibile anche ai magistrati che non sono iscritti a nessuna corrente e non hanno nessun riferimento in queste aggregazioni di potere che ormai sono degenerate… ecco, renderà a questi magistrati la possibilità di accedere alle massime cariche apicali soltanto per ragioni di merito e non per ragioni di appartenenza correntizia come sta accadendo adesso”, dice il ministro della Giustizia, Carlo Nordio.
NORDIO: SORTEGGIO NON TRA IGNARI PASSANTI, PER CORTE IN ‘CANESTRO’ DI BRAVI
Per Nordio “il sorteggio non avviene tra ignari passanti che siano digiuni di diritto, ma quantomeno per la Corte Disciplinare avviene in un canestro di magistrati che siano già stati valutati quattro o cinque volte, cioè di magistrati che abbiano almeno 20 anni di esperienza. Quindi per definizione tutti bravi, tutti intelligenti, tutti preparati, altrimenti non sarebbero stati valutati quattro o cinque volte e non starebbero al posto dove stanno”.
NORDIO: UNA MAREA DI MAGISTRATI IMPUNITI PER GIURISDIZIONE DOMESTICA
“Quando un magistrato viene incolpato (magari ammesso che venga incolpato, magari per errori gravi) finisce davanti a chi? Finisce davanti a un organismo che è stato eletto da lui. E allora, così come l’elettore ha il diritto di chiedere al sindaco o al parlamentare il rendiconto del voto che gli ha dato (‘tieni fede alla tua promessa’), così in questa giurisdizione della sezione disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura vi è una giurisdizione domestica, proprio perché chi giudica è stato eletto, è stato nominato, ha chiesto il voto (e poi magari l’ha ottenuto) da quello che deve essere giudicato”, sottolinea il ministro della Giustizia. “L’ultima considerazione da fare in questo caso – aggiunge Nordio – è che proprio il sorteggio della composizione di questa Alta Corte Disciplinare, proprio recidendo questo cordone ombelicale che lega gli elettori dagli eletti, porrà fine a quella degenerazione anche qui chiamiamola giurisdizionale che abbiamo visto, per cui chi sbaglia non paga mai. E guardate che anche se l’errore giudiziario è in un certo senso fisiologico (tant’è vero che tutte le nazioni democratiche prevedono un giudizio di primo, di secondo, di terzo grado perché si presume che magari una sentenza possa essere sbagliata e questo è fisiologico perché l’attività del giudicare è un’attività estremamente difficile), però è anche vero che ci sono delle maree di situazioni di errori gravi, inescusabili da parte di magistrati che rimangono impuniti perché la giurisdizione è, appunto, domestica. Chi giudica oggi i magistrati dal punto di vista disciplinare è un Consiglio che è composto da persone che sono state elette da quelle stesse persone”.
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