ROMA – Le persone di origine guatemalteca emigrate negli Stati Uniti stanno vivendo “una grande paura” perché “non solo rischiano di essere cacciate, ma sono minacciate di continuo”: a denunciarlo è il cardinale Álvaro Leonel Ramazzini Imeri, vescovo di Huehuetenango, in un’intervista con l’agenzia Dire.
ARRESTI, VIOLENZE E DEPORTAZIONI: LE PAURE DEI GUATEMALTECHI NEGLI STATES
Al centro della testimonianza i cambiamenti seguiti al ritorno alla Casa Bianca di Donald Trump. “Negli ultimi mesi sono stati deportati tanti miei connazionali, è vero”, premette Ramazzini, “ma bisogna anche evidenziare che queste cose erano cominciate già tempo fa, durante la presidenza di Bill Clinton e poi di Barack Obama, che pure avevano espulso tanti guatemaltechi”. Secondo il vescovo di Huehuetenango, oggi il problema è piuttosto che il “signor Trump non si limita a cacciare, ma minaccia anche”.Nell’intervista si parla degli arresti e delle violenze commesse dagli agenti federali dell’Ice, un acronimo che sta per United States Immigration and Customs Enforcement. “Conosco molte famiglie che hanno paura”, riferisce Ramazzini. “Non vogliono uscire di casa perché temono che arrivino gli agenti dell’Ice, che li arrestino e li deportino”.
GLI APPELLI DEI VESCOVI DELLE CITIES
Ci sarebbero però segnali di speranza. “Alcuni vescovi degli Stati Uniti”, sottolinea Ramazzini, “hanno reagito e hanno fatto dichiarazioni che secondo me sono ottime”. Il riferimento è alla presa di posizione dei cardinali Blase Joseph Cupich, arcivescovo di Chicago, Robert McElroy, arcivescovo di Washington, e Joseph William Tobin, arcivescovo di Newark. I tre hanno sottolineato tra l’altro la “necessità di un aiuto internazionale per salvaguardare gli elementi più centrali della dignità umana, che sono sotto attacco a causa del movimento delle nazioni ricche di ridurre o eliminare i loro contributi ai programmi di assistenza umanitaria all’estero”.
NEGLI USA 1,2 MILIONI DI GUATEMALTECHI SENZA DOCUMENTI: CRUCIALI LE RIMESSE A “CASA”
Nella prospettiva centro-americana c’è in gioco la tenuta economica e sociale. “Calcoliamo che negli Stati Uniti i guatemaltechi senza documenti siano un milione e 200mila su una popolazione complessiva a livello nazionale di 17 milioni”, sottolinea il vescovo di Huehuetenango. “Le rimesse che inviano a casa sono la seconda fonte di ricchezza per il Paese d’origine”.
Ramazzini è stato insignito nel 2011 del premio “Pacem in Terris”, creato “per onorare una persona che si distingue nella pace e nella giustizia, non solamente nel proprio Paese ma nel mondo”. Oggi guida una diocesi che si trova al confine con lo Stato messicano del Chiapas. Tra i suoi impegni, si legge in una biografia curata dalla Santa Sede, c’è il servizio per le comunità più svantaggiate e vittime di ingiustizie, spesso appartenenti a comunità native.A Roma il vescovo di Huehuetenango ha preso parte a una conferenza stampa in Vaticano per il lancio della Piattaforma di disinvestimento nell’ambito minerario. L’iniziativa mira a tutelare le comunità più deboli e l’ambiente naturale dagli abusi delle multinazionali e dalle logiche della speculazione.
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