FIRENZE – L’algoritmo di moderazione di Meta difetterebbe di trasparenza. A causa del suo meccanismo costitutivo, in sostanza, penalizzerebbe le posizioni politiche più moderate, a tutto beneficio degli account estremisti. È attorno a questa tesi che ruota uno studio dell’università di Urbino che adesso attira le attenzioni di Agcom.
Il Consiglio dell’authority ha deciso proprio oggi di approfondire il tema chiamando in audizione i curatori della ricerca, ma anche aprendo un confronto con la commissione europea. A darne notizia è il commissario Antonello Giacomelli: “Oggi il Consiglio di Agcom, su mia proposta, ha deciso sia di ascoltare i responsabili dello studio dell’università di Urbino a proposito degli algoritmi di moderazione di Meta che di dare mandato al presidente Lasorella per avviare sollecitamente una interlocuzione con i responsabili della commissione europea per avere contezza di ogni elemento in proposito”, viene spiegato in una nota diramata nel pomeriggio.
Secondo le notizie di stampa, prosegue Giacomelli, “lo studio dell’università di Urbino coordinato dal professor Giglietto addebita agli algoritmi di Meta, per gli anni presi in esame, una scarsa trasparenza ed un effetto asimmetrico che avrebbe penalizzato le posizioni politiche più moderate e istituzionali a vantaggio degli account estremisti”.
Ad avviso del componente dell’autorità garante nelle comunicazioni, “la gravità di questa ipotesi, se risultasse dimostrata, è evidente ed impone quindi ogni iniziativa utile a chiarire l’effettivo rispetto del dibattito interno ad uno Stato membro, approfondendo ogni dubbio circa eventuali improprie alterazioni”.
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