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Padri separati, in Emilia-Romagna non ci saranno aiuti ad hoc. È la parità di genere, bellezza

MondoPadri separati, in Emilia-Romagna non ci saranno aiuti ad hoc. È la parità di genere, bellezza

BOLOGNA – No ad aiuti specifici per i padri separati: in Emilia-Romagna restano gli strumenti di welfare “ordinari” per affrontare le nuove povertà che nascono da divorzi e separazioni. In commissione regionale è stata respinta la risoluzione in favore dei padri separati presentata dalla Lega, mentre è passato un atto alternativo della maggioranza che chiede il potenziamento degli aiuti ma confermando l’approccio “universalistico”. “Negli ultimi anni- spiega il civico Giovanni Gordini, primo firmatario della risoluzione di maggioranza- il mutamento del contesto sociale ed economico ha portato alla luce nuove forme di fragilità, situazione che coinvolge anche i genitori separati, divorziati o vedovi, chiamati a riorganizzare la propria vita in condizioni talvolta di precarietà”.

Ha emendato l’atto di maggioranza la dem Simona Lembi: “Uomini e donne devono avere pari diritti- dice- la condizione di genitori separati impoverisce tutti, i dati ci dicono poi che le madri separate sono maggiormente penalizzate rispetto ai padri, serve quindi lavorare su strumenti che siano sempre più adatti ad affrontare le condizioni di separazione”. E mentre, in favore del testo leghista Elena Ugolini (Rete civica) osserva che “avremmo potuto aiutare concretamente persone in difficoltà”, il centrosinistra prende di mira il consigliere del Carroccio Tommaso Fiazza. Per lui, obietta Paolo Trande di Avs, i “padri separati devono ricevere attenzioni più degli altri, forse vuole ottenere consensi da questa categoria, il tema resta quello della povertà, non dobbiamo creare divisioni”.

FDI: “PADRI SEPARATI COME UN BANCOMAT”

Ma secondo Priamo Bocchi di Fdi “in questo modo non si tutelano i padri separati, che sembrerebbero diventare un bancomat familiare, con l’approccio di Lembi si cercano conflittualità tra uomo e donna e tra padre e madre”. “Con Fiazza abbiamo cercato di trovare un punto di incontro su una questione che sta a cuore a tutti noi, inaccettabile, e cito Bocchi, parlare di bancomat familiare quando si pensa agli uomini”, ribatte allora la dem Alice Parma. Per Marta Evangelisti, altra meloniana, “la finalità della risoluzione Fiazza non è quella di recuperare voti, laddove si chiede di intervenire su una situazione complessa si chiudono gli occhi, su quattro milioni di padri separati circa 800.000 vivono sotto la soglia di povertà, questi sono i dati”.“Ci accusano poi di occuparci dei padri separati per calcolo elettorale? Se aiutare chi non arriva a fine mese dopo una separazione significa cercare consenso, è una responsabilità che rivendichiamo con orgoglio”, commenta alla fine Fiazza. “Per noi il principio è semplice: stessi diritti, stessi doveri, stesse regole per tutti. Non è accettabile che alcune categorie abbiano canali privilegiati mentre altre vengano lasciate nel mare del welfare generico. Continueremo a insistere finché non ci sarà vera equità”.
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