ROMA – Oltre alla proroga del cessate il fuoco, la delegazione libanese a Washington stasera “affronterà anche la questione di come porre fine alla distruzione delle case (nel sud del Libano, ndr) e degli attacchi contro i civili, i luoghi di culto, i giornalisti, nonché contro i settori sanitario e scolastico”. Lo ha detto il presidente del Libano Joseph Aoun al Consiglio dei Ministri a Beirut, a poche ore da secondo incontro negoziale con la delegazione israeliana, che si tiene con la mediazione del segretario di Stato americano Marco Rubio.
Aoun ha assicurato che l’ambasciatrice libanese a Washington, Nada Hamadeh Mouawad, “farà tutto il possibile per garantire il rispetto di questi impegni”. “Per la prima volta- ha proseguito- la questione libanese è tornata sul tavolo degli affari americani e questo, se le cose procederanno correttamente, apre la strada alla ricostruzione dell’economia libanese, alla sua ripresa e ad altre questioni”.Ha poi aggiunto: “Spero di poter andare a Washington e incontrare il presidente Trump per spiegargli nel dettaglio la realtà della situazione in Libano, perché una telefonata non è sufficiente per affrontare questo tipo di problema e raggiungere un accordo”, chiarendo che l’inquilino della Casa bianca “si è mostrato sensibile alla situazione in Libano e ha detto di amare il Paese, cosa su cui dobbiamo costruire per il futuro”. Quanto al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, Aoun ha assicurato: “non ho avuto contatti”, ricordando che gli interlocutori del governo libanese sono stati e restano il presidente Trump e il segretario Rubio per negoziare “il cessate il fuoco e sull’avvio di un processo negoziale basato sulla fine dello stato di guerra con Israele, sul suo ritiro dai territori occupati, sul ritorno dei prigionieri, sul dispiegamento dell’esercito ai confini internazionali e sulla revisione delle questioni in sospeso relative alla Linea Blu”.
Oggi, in una intervista al Washington Post, il primo ministro libanese Nawaf Salam ha ribadito che il Libano accetterà un accordo solo a condizione che preveda il ritiro completo delle forze israeliane dal territorio: “Non possiamo vivere con una cosiddetta zona cuscinetto e con una presenza israeliana, il divieto di ritorno degli sfollati e l’impossibilità di ricostruire le nostre città e i nostri villaggi distrutti”.Da inizio marzo la ripresa del conflitto tra Israele e il gruppo Hezbollah ha causato oltre 2.500 morti e un milione e duecentomila sfollati. Il governo di Beirut, che ha escluso il partito politico-militare filo-iraniano dai negoziati, ha garantito il suo impegno al disarmo completo dell’ala militare di Hezbollah.
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