giovedì, 30 Aprile 26

L’altra ‘Bella ciao’: il 25 aprile nel borgo martire sull’Appennino bolognese

MondoL’altra ‘Bella ciao’: il 25 aprile nel borgo martire sull’Appennino bolognese

BOLOGNA – “Erano ragazzi… Venivano giù dall’Alpe di Monghidoro: li hanno presi a Piamaggio e portati qua. Li hanno messi in una stalla per maiali e li hanno uccisi a colpi d’ascia. Uno era suo zio…”, racconta il signor Gustavo indicando la moglie a pochi passi dalla lapide che a Roncastaldo ricorda dove si consumò la ferocia nazista: è in questo piccolo borgo del Comune di Loiano che il 2 ottobre del 1944 ci fu l’eccidio di sette partigiani, tra i 20 e i 40 anni. È qui, sull’Appennino bolognese, nei luoghi delle battaglie della Linea Gotica e della Resistenza, che oggi si celebra la commemorazione del 25 aprile.

LA CANTA DI RONCASTALDO

Lungo la strada, l’unica tra le case di pietra, si raduna una piccola folla davanti alla lapide con i nomi di chi, tradito, finì nelle mani dei tedeschi proprio mentre forse stava pensando che la guerra era finita e si poteva tornare a casa. La loro tragedia è rimasta talmente impressa e talmente viva nel ricordo che a Roncastaldo oggi non si intona “Bella ciao”, ma una canzone che ricorda “l’atroce violento supplizio/Rovinati a colpi di scure/Oltraggiate le teste sicure/La barbarie fu senza pietà”, ma, come dice la strofa finale, “quei morti parlano ancor”. Ed è per questo che Roncastaldo diventa centro del ricordo non di uno ma di due paesi, Loiano e Monghidoro, che arrivano con i sindaci e i gonfaloni. È la “Canta di Roncastaldo” che chiude la piccola cerimonia lungo la strada aperta dall’Inno di Mameli tra alpini sull’attenti, signore con la mano destra sul cuore e il fazzoletto dell’Anpi al collo, e molti occhi lucidi.

UN SIMBOLO VIVO DEL 25 APRILE

Questo posto “è un simbolo vivo”, qui il 25 aprile “assume un ruolo ancora più profondo”, dice non a caso il sindaco di Loiano Roberto Serafini, è il luogo che tiene viva la “memoria civile” di chi rischiò la vita “per un futuro di libertà; qui si sentono affetto e gratitudine”: i nomi di questi uomini “sono il volto della Resistenza”. E legame con chi ne ha tenuto in vita il ricordo, come Vittoria, attivista Anpi, che per anni ha dedicato “tempo energia e passione”; a Roncastaldo non mancava e oggi che non c’è più qui la “assenza si fa presenza”. Qui, soprattutto, si materializza davvero il passaggio di consegne tra le generazioni: tra Anna che il giorno della strage aveva due mesi e Alice, 23 anni, che nell’eccidio perse il bisnonno.

“LA COSTITUZIONE È IL RISULTATO DI VITE SPEZZATE”

Anna prende il microfono: a Roncastaldo furono uccisi suo padre, suo zio, un cugino di famiglia e altri due parenti… “Noi siamo gli orfani di quella strage e fra un po’ non ci saremo più”, dice: le resta solo una foto del padre e dello zio mai conosciuti, ma di cui ancora oggi va fiera nel dire “beh, insomma: c’erano”. Non era scontato e non fu poco ed è per questo che, come dice Alice che oggi parla ufficialmente per l’Anpi, “questo non è un semplice momento formale, ma un’occasione per ricordare la nostra responsabilità personale. I partigiani non ci hanno lasciato solo la memoria, hanno combattuto per consegnarci un paese liberato e tocca a noi raccoglierne l’eredità”. Dunque, avvisa la 23enne che si è voluta scrivere bene quel che andava detto oggi, “non smettiamo di dare per scontata la democrazia, il rispetto della Costituzione, che non è una bandiera astratta ma il risultato di vite spezzate; è nata dalla resistenza e dai suoi valori , va difesa e praticata. E’ importante dato che abbiamo visto che può essere messa in discussione, modificata e allontanata dallo spirito originario”, come però “abbiamo visto che c’è una generazione che non resta indifferente”. Il pensiero va ai giovani che si sono mobilitati per il referendum, a cui non viene fatto alcun cenno diretto. Ma Alice non è l’unico volto giovane oggi nel Borgo di Roncastaldo.

“LA PACE SI COSTRUISCE OGNI GIORNO”

I cognomi e nomi dei suoi coetanei che nel ‘44 persero la vita vengono letti uno a uno a voce alta da Barbara Panzacchi, sindaca di Monghidoro: uccisi “senza processo, senza difese, senza pietà. Ma non sono solo vittime della storia. La libertà non è nata per caso, è nata qui anche grazie al loro sacrificio e dunque doveroso è il ricordo e doverosa la gratitudine come il rispetto per i loro familiari”. Per tutti loro si applaude e un piccolo coro conclude con gli occhi rossi la “Canta di Roncastaldo”. “Questo territorio ha dato tanto alla liberazione del paese, qui non c’erano solo eserciti contro, qui nei boschi, nei sentieri, ci furono persone comuni, contadini, i nostri nonni a cui va tutto il merito e la gratitudine che meritano. E se ci chiediamo oggi che mondo stiamo lasciando e cosa possiamo fare”, l’esempio è davanti agli occhi: “Fare nel nostro piccolo quello che hanno fatto loro, cercare di costruire la pace, da questi sentieri”. Il loro fu “sacrificio contro odio e indifferenza”, ma la pace “si costruisce ogni giorno se ognuno fa quello che può”, riassume (e raccomanda) il concetto don Enrico, prima del rompete le righe.
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