giovedì, 30 Aprile 26

E su Garlasco arriva il rap degli studenti di legge: “Silenzi, omissioni e salotti tv. Ma intanto noi studiamo”

MondoE su Garlasco arriva il rap degli studenti di legge: “Silenzi, omissioni e salotti tv. Ma intanto noi studiamo”

BOLOGNA – La canzone non racconta il delitto di Chiara Poggi, lo mettono in chiaro subito. Racconta, invece, “ciò che quel contesto ha rivelato: malagiustizia, indagini controverse, presunzione di innocenza ignorata, silenzi”. È su questo che sviluppa il nuovo brano rap ‘Garl’asco’, lanciato oggi da alcuni studenti di Giurisprudenza dell’Università di Bologna con un comunicato di accompagnamento e anche il video della canzone, girato per le strade di Bologna. Ma cosa sarebbe questa canzone? “Un rap giuridico che usa un caso reale come metafora del Paese”. E fin dal titolo, infatti, Garlasco “non è più un luogo ma un simbolo”. Si tratta, spiegano di un “progetto artistico e giuridico” del network internazionale ‘Falling in Law’, un network internazionale di diritto e cultura che mette insieme musica, diritto e impegno civile. Nel video, girato a Bologna e un po’ inquietante, si vedono i ragazzi camminare indossando maschere bianche. Altre riprese, invece, riguardano i ragazzi che cantano in uno studio di registrazione.

IL PROGETTO IDEATO DA UN PROFESSORE

A spiegare il progetto è il professore di Diritto privato Antonio Albanese, che lo ha ideato: “Il titolo stesso del rap è una frattura: asco, in spagnolo, significa disgusto, ribrezzo; nella tradizione antica richiama un contenitore capace di accogliere ogni forma. Garl’asco racconta due Italie: da un lato quella fatta di omissioni, paura e chiusura; dall’altro quella silenziosa e migliore, che studia, che dubita, che conosce e difende la Costituzione come promessa viva”.

IL TESTO DELLA CANZONE

Nel testo, sono citate frasi di Piero Calamandrei, padre del diritto italiano e tra gli artefici della Costituzione repubblicana. In primis il suo famosissimo Discorso sulla Costituzione.Quanto al giallo di Garlasco, ecco alcuni passaggi del testo che sembrano alludere al caso: “Chi parla poi ritratta e chi sa poi tace”, si citano “prove perse” e “Dna che balla”. E poi il “circo mediatico”, “indizi gravi, precisi e discordanti”, “tracce sbiadite”, l'”omertà”. E infine, la conclusione: “Ma noi siamo qui sui libri a studiare per imparare come sciogliere queste catene, gente che non urla ma che costruisce”. E infine: “Esiste un’Italia silenziosa non fa rumore, non va in tv, studia, lavora, sa quello che vale. Noi siamo gli Articolo 34 e non abbiamo intenzione di stare a guadare”.

CHI SONO GLI ARTICOLO 34

Protagonisti di questa idea originale sono una quarantina di studenti di legge che si sono radunati nell’associazione “Art. 34” (nome scelto per richiamare esplicitamente l’articolo della Costituzione sul diritto allo studio) e, amanti di musica e teatro, di volta in volta interpretano opere teatrali, sceneggiature o canzoni che trattano di diritto, giustizia o impegno sociale. In questo caso, il testo ‘Garl’asco’ è una canzone scritta da Rigel Bellombra.
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