Con terza edizione Shake your future avanti progetto di formazione giovani

Milano, 30 nov. (askanews) – “L’Italia gioca un ruolo importante col suo buon gusto, la ricerca della qualità e i dettagli che fanno la differenza”. Il country manager di Martini & Rossi-Bacardi group, Stephane Cluzet, in questa intervista, racconta cosa rappresenta il mercato italiano per il gruppo di spirits fondato a Santiago de Cuba 160 anni fa e come sta cambiando dopo due anni di pandemia e una crisi internazionale che ha forti ripercussioni sulla nostra economia. “Il gruppo Bacardi ha un potenziale molto grande qui e noi abbiamo piani di investimento forti. Abbiamo fatto investimenti anche durante il Covid – ci ha detto senza quantificare economicamente questi sforzi – abbiamo assunto persone perché sappiamo che, soprattutto coi clienti, le relazioni si mettono alla prova quando siamo in crisi e questo adesso paga. C’è una forte fiducia perchè in Italia c’è un trend di miscelazione che proseguirà nel tempo”.

Il gruppo Bacardi, che nel 2019 ha portato a Milano la sua sede italiana (un piano sotto la rinomata Terrazza Martini), è tra i più grossi produttori e distributori a livello internazionale di spirits con più di 8.000 dipendenti, impianti di produzione in 10 Paesi e una presenza in 170 mercati: sono suoi il Bacardí rum, la vodka Grey Goose, la tequila Patrón, il gin Bombay Sapphire e il Martini, uno dei brand simbolo del made in Italy acquisito nel 1993. Un portafoglio “completo” come ha sottolineato Cluzet, che quest’anno è stato inserito nella classifica dei 100 manager alla riscossa di Forbes Italia: “Per noi il futuro qui è bello perché abbiamo la fortuna di avere un portafoglio completo e quando parliamo di miscelazione abbiamo brand che sono il top di ogni categoria”. E poi, ha evidenziato ancora, “nella Lista dei top 50 bar ci sono sempre più locali Italiani ma anche la comunità italiana è molto presente a Londra dove c’è il top del top dei bartender”.

Non solo la presenza di nomi italiani sul tetto della miscelazione mondiale, ma anche i consumi sono incoraggianti, con una vera e propria cocktail mania esplosa nei due anni di paandemia. In Italia, secondo un’elaborazione Iri, il segmento fuori casa degli spirits a valore (dato progressivo a luglio 2022) è cresciuto del 55,5% rispetto al 2019 e a volume del 36,1%, e in questo contesto un vero e proprio fenomeno è quello del Gin, questo distillato di bacche di ginepro che è diventato il protagonista della “nuova era” della miscelazione italiana. Un trend che trova riscontro anche nei risultati del gruppo Bacardi in Italia: “L’estate è andata molto bene: dopo due anni di Covid c’era la volontà di festeggiare. Il tipo di consumo è cambiato: abbiamo visto un’esplosione del gin nel mercato italiano, una maggiore ricerca dei cocktail – ci ha spiegato – a livello di consumo in Italia notiamo che le persone bevono meno ma meglio. E con la pandemia c’è stata una maggiore curiosità verso i cocktail: per esempio il Martini Americano, lo Hugo St. Germain hanno una grande crescita rispetto ad altre categorie del beverage, come il vino o la birra. C’è la volontà nel consumatore italiano di avere drink di qualità, senza bere troppo perchè è molto responsabile”.

In questo vero e proprio boom della miscelazione, un anello debole nel nostro Paese è l’offerta di personale competente. Bacardi da tre anni ha attivo in Italia un programma di responsabilità sociale, Shake Your Future, dedicato proprio alla formazione dei più giovani nel mondo della mixology. Quest’anno l’iniziativa ha coinvolto per la prima volta quattro città, Napoli, Roma, Torino e Milano, e 50 studenti in partnership con diverse associazioni no profit e professionisti a livello nazionale. “Il punto fondamentale è costruire questo progetto a lungo termine. Abbiamo iniziato con 12 studenti a Roma, quest’anno in Italia lo facciamo con 50 studenti: dall’inizio del progetto siamo a 100 e l’ambizione è avere 10mila studenti in 8 anni. Questa è la responsabilità dell’azienda: dare una seconda opportunità ai giovani ma anche creare una forza per lavorare nei locali coi bar tender perché noi dobbiamo dare questo valore aggiunto al sistema – ci ha spiegato Cluzet – E la risposta dei locali è incredibile: ogni locale con cui ne parliamo è entusiasta perché soprattutto adesso in Italia è difficile trovare personale qualificato ma anche con la volontà di lavorare. Quando parliamo coi clienti ci dicono di riuscire anche a trovare il personale ma trovare persone motivate ogni giorno non è facile”. Il programma si rivolge a giovani provenienti da contesti sociali difficili e prevede un percorso formativo di 10 settimane per acquisire competenze ed esperienza necessarie per intraprendere una nuova carriera lavorativa.

Se quello del lavoro nel mondo del fuori casa è un nodo cruciale, a pesare ora c’è anche l’inflazione che minaccia di tagliare quei consumi considerati non essenziali, dopo un’estate di forte ripartenza. Ma sulle prospettive future Cluzet non si sbilancia: “Non ho una sfera per vedere il futuro, ogni settimana è una nuova settimana – si è limitato a dire – una grande sorpresa per noi è stato vedere che le vendite nei supermercati hanno ancora una grande crescita, per esempio la gamma del ready to drink ha ancora un forte successo. Le persone hanno un po’ meno soldi per andare fuori è vero ma avremo ancora tante persone che escono perchè hanno bisogno di socializzare e questo lo hanno capito tutti. Andare fuori per un aperitivo con gli amici si farà ancora”.

continua a leggere sul sito di riferimento