Mori (Cnr-Iret): osservati comportamenti tipici delle ore serali
Roma, 24 ott. (askanews) – Dal ritorno nell’alveare delle api ai vocalizzi notturni di uccelli e anfibi, ai ragni osservati disfare le proprie tele nel buio per poi ritesserle al rispuntare del sole. Sono alcuni degli effetti che l’eclisse solare provoca negli animali. A spiegarlo Emiliano Mori, ricercatore dell’Istituto di ricerca sugli ecosistemi terrestri del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Iret) in vista dell’eclissi parziale di sole che si verificherà nella tarda mattinata di domani, 25 ottobre, e sarà visibile anche dall’Italia. “Se oggi le osserviamo con curiosità e con attenzione scientifica, in passato le eclissi solari venivano molto spesso associate ad eventi catastrofici o superstizioni. Per i Maya e gli egiziani erano presagio di sventura, mentre nell’antica Cina, si credeva fossero opera di un drago celeste affamato. Ma se l’influenza dell’eclissi sull’uomo è ispirata a miti e leggende, la confusione che provoca tra gli animali – evidenzia Mori – è invece una più consistente realtà. Osservazioni scientifiche e progetti di ‘citizen-science’ riportano spunti interessanti”. Nonostante la breve durata di questo evento, “durante le eclissi sono state rilevate variazioni dell’intensità luminosa, della temperatura e della velocità del vento. Anche se non considerevoli, tali variazioni interrompono o comunque influenzano i ritmi circadiani di un’ampia varietà di animali, mammiferi ma anche insetti ed uccelli portandoli a modificare improvvisamente comportamenti ed abitudini. Principalmente – spiega il ricercatore del Cnr-Iret – sono stati registrati classici comportamenti osservati normalmente in ore serali o notturne, come il ritorno ai nidi e alveari, vocalizzazioni serali e cessazioni di esse, o un aumento dei ritmi giornalieri di attività. In alcune specie, cani, cavalli, giraffe, babbuini, gorilla, corvidi e fenicotteri, può svilupparsi uno stato ansiogeno apparente suggerendo una risposta di paura o comunque legata a sentimenti negativi. Comportamenti associati all’inizio della notte (per esempio, uscire dal sito di rifugio per iniziare a muoversi nel bosco o nei campi) sono stati osservati in specie domestiche come ovini e bovini, ma anche in specie selvatiche quali, ad esempio, pipistrelli, falene e uccelli rapaci”. Le eclissi, totali o parziali, determinano effetti anche sul comportamento degli uccelli. “Per esempio, aironi prevalentemente notturni come le nitticore abbandonano i loro posatoi diurni per spiccare il volo; al contrario, uccelli ad attività diurna come i pellicani, raggiungono i loro dormitori”. “I macachi rhesus – prosegue Mori – si frammentano in sottogruppi più piccoli per giacere a dormire fino a riunirsi alla conclusione dell’eclissi. Nei gorilla in cattività sono stati osservati fenomeni di rientro presso la struttura di riposo notturno. I ragni al termine dell’eclissi ritessono la ragnatela come al mattino; le cicale aumentano il loro frinire poco prima dell’oscurità, per poi zittirsi nella fase di buio, che rende invece attivi grilli e libellule. Gli spostamenti delle api si interrompono bruscamente, probabilmente a causa della diminuzione della luce polarizzata essenziale per i loro viaggi di fiore in fiore. Le lucciole di sesso maschile avviano i processi enzimatici per la formazione della luciferina, molecola presente in abbondanza nei lori addomi. Gli anfibi come le rane verdi, durante un’eclissi solare, aumentano le vocalizzazioni mentre leoni, coccodrilli e zebre sembrano invece non mostrare nessuna alterazione comportamentale”. Non solo gli animali ma anche le piante mostrano un effetto derivante dalle alterazioni dei parametri ambientali conseguenti all’eclissi. “Nelle foglie è stata osservata la chiusura stomatica, per esempio nella Mirabilis jalapa, cosiddetta Bella di notte. In questa specie sono state osservate, durante l’eclissi, l’apertura e la chiusura delle infiorescenze, nonché variazioni nelle attività fotosintetiche mediante riduzione anche minime di clorofilla”. “Eventi astronomici, come l’eclissi, ed effetti sui sistemi biologici sono ormai oggetto di approfonditi studi scientifici. Tuttavia, – avverte Emiliano Mori – data la natura fugace e rara dell’evento su scala globale puntiforme, trarre conclusioni generalizzate è molto complesso, lasciando aperte molte ipotesi”. continua a leggere sul sito di riferimento