Da Salvini toni unitari, anche dopo passaggi Meloni su migranti e pensioni
Roma, 25 ott. (askanews) – La Lega “sarà alleato leale”, ma anche “pungolo a fare meglio”. Tenendo il programma della coalizione come bussola. Dopo le punzecchiature di ieri, la Lega nel giorno della fiducia privilegia i messaggi unitari. Matteo Salvini definisce “bellissimo” il discorso della presidente del Consiglio, in cui vengono “ribaditi impegni su tasse, pensioni, lavoro, sicurezza, autonomia e riforme”. Anche se stavolta è Meloni a lanciare messaggi agli alleati: il caro gas farà rinviare alcune misure, la flat tax sarà quella incrementale, la riforma delle pensioni dovrà guardare ai giovani ed essere sostenibile, l’immigrazione va affrontata con il blocco navale. Non con i decreti sicurezza come vorrebbe Salvini. E soprattutto negli ultimi anni ha avuto “risposte sbagliate”, scandisce la presidente del Consiglio, con l’ex ministro dell’Interno al suo fianco che del contrasto all’immigrazione aveva fatto la sua bandiera. Non solo. A Salvini che stamattina si appellava al programma di governo per difendere i punti cari alla Lega, Meloni in aula ha ricordato che “gli elettori hanno scelto il centrodestra e all’interno della coalizione hanno premiato maggiormente determinate proposte rispetto ad altre”. Anche in questo caso dalla Lega non rispondono, salvo osservare che “una macchina ha quattro gomme, per camminare bene bisogna che siano tutte alla giusta pressione…”. Ovvero, anche nella differenza di peso elettorale, le componenti della coalizione “vanno rispettate tutte e va rispettato programma”. Anche sulle pensioni, le divergenze restano. “Quota 41 secca non si può fare, ma si può aggiungere i 61 anni di età e arrivare a Quota 102”, dicono i leghisti. Si vedrà se basterà per trovare l’accordo, o se la “sostenibilità” cui ha fatto riferimento Meloni richeidere qualche anno in più di età. Inifine l’autonomia. Meloni la cita, ma con Roma Capitale e ricordando i principi di “sussidiarietà e solidarietà, in un quadro di coesione nazionale”. Anche qui, i leghisti fanno buon viso a cattivo gioco: “Sono soddisfatto del passaggio, e il primo riferimento a Roma capitale l’ho fatto io col federalismo fiscale”, dice Roberto Calderoli. continua a leggere sul sito di riferimento