Mosca accusa di nazismo Paesi Ue e non pone un termine a guerra

Milano, 2 feb. (askanews) – La promessa russa è che la guerra sarà lunga e la Russia “risponderà” alle forniture occidentali di razzi a lungo raggio all’Ucraina; la minaccia è che l’escalation è “evidente” e armi del genere aggraveranno il conflitto ma non ne cambieranno il corso: il ministro degli Esteri Sergei Lavrov alla TV di stato russa e a Ria Novosti, in un’intervista concessa al giornalista Dmitry Kiselev, ha accusato l’Europa di voler spazzare via quella che lui chiama la “questione russa”. Magari “non con le camere a gas”, ma paragonando i Paesi del Vecchio continente ai nazisti e accusandoli nuovamente di rispondere agli ordini di Washington. E mentre sta arrivando un nuovo pacchetto di aiuti militari Usa del valore di 2,2 miliardi di dollari che dovrebbe includere per la prima volta missili a lungo raggio, Lavrov afferma: “vediamo come l’intera NATO sta facendo la guerra contro di noi e discorsi e incantesimi che ‘non stiamo combattendo, ma solo armando’ sono ridicoli”.

Parole durissime proprio mentre la presidente della Commissione europea (tedesca) Ursula von der Leyen è arrivata a Kiev accompagnata dai suoi commissari, alla vigilia del vertice Ue-Ucraina in programma domani, nella capitale ucraina, con il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel. Secondo Lavrov, la “nota figura della Commissione europea” von der Leyen ha affermato che “il risultato della guerra dovrebbe essere la sconfitta della Russia”, e far sì che la Federazione Russa non possa ripristinare la sua economia per molti decenni. “Cos’è questo? Non razzismo, non nazismo? Non un tentativo di risolvere la “questione russa”? Sì, non nelle camere a gas. Ci sono ancora molte persone perbene in Germania che non permetteranno la rinascita del fascismo, ma ci sono anche quelli che non sarebbero affatto contro”, ha detto Lavrov.

Parole pesanti in particolare sulla Germania, evidentemente consequenziali alle recenti decisioni di Berlino sulla consegna dei Leopard 2: il cancelliere tedesco Olaf Scholz è secondo il capo della diplomazia di Mosca “anche troppo noto” per la capacità di “cambiare posizione”. Ma pure un ritorno e un rilancio della diatriba sulla dialettica di Lavrov sugli ebrei, che peraltro, in questo ultimo intervento collega la festività ebraica del riposo alle iniziative ucraine di pace per il primo anniversario dell’inzio della invasione russa dell’Ucraina: “Shabbat anti-russi programmati per la fine di febbraio”. Ovvero il “vertice di pace” in preparazione il 24 febbraio su iniziativa dei vertici ucraini che come noto hanno una forte componente di origini ebraiche, a partire dallo stesso presidente Volodymyr Zelensky.

Secondo Lavrov l’Occidente sta facendo di tutto “perché la Russia cessi di esistere come potenza”. Lo accusa anche di voler trasformare la Georgia in un “fattore irritante” per la Russia, di guardare alla Moldova come “nuova Ucraina”, oltre che di pesanti attacchi all’economia russa. Ma promette che Mosca uscirà “dall’attuale situazione geopolitica rafforzata e capace di difendersi in modo ancora più efficace”. E anche che si farà notare per l’anniversario della guerra in Ucraina, con materiali sul coinvolgimento degli Stati Uniti nelle esplosioni del gasdotto Nord Stream.

Il presidente russo Vladimir Putin, che dovrebbe tenere discorso a Camere riunite del Parlamento russo nell’imminenza dell’anniversario, ha accusato per primo l’Ucraina di nazismo e l’Occidente di complicità nel giustificare l’invasione russa quasi un anno fa. Mosca dice di voler “denazificare” il suo vicino, computando la sua offensiva nell’eredità della vittoria sovietica sui nazisti durante la seconda guerra mondiale, per la quale oggi è una data importante: Lavrov ha infatti concesso l’intervista nell’anniversario degli 80 anni della Battaglia di Stalingrado.

Molti osservatori ritengono che sia Kiev che Mosca stiano preparando nuove offensive alla fine dell’inverno e in primavera. E mentre il mondo teme un pericoloso allargamento del conflitto, il ministro degli Esteri russo nel suo colloquio con Kiselev ha toccato anche la questione dell’Organizzazione del trattato di sicurezza collettiva (CSTO): da un parte ha detto che Mosca non ha ancora chiesto aiuto ai partner dell’alleanza militare che raccoglie parte dei paesi ex sovietici. Dall’altra ha detto che la CSTO sarà presto in grado di inviare truppe senza l’approvazione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Il cambio nei trattati “su suggerimento del Kazakistan” emenderà il passaggio dove si “afferma che le forze di mantenimento della pace della CSTO sono dispiegate previo accordo e con l’autorizzazione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite”, ha detto Lavrov.

Poi c’è la Cina che vista da Mosca è un alleato speciale: “le nostre relazioni godono di una qualità superiore rispetto alle alleanze militari in senso classico”, ha detto il ministro.

“Maggiore è la gittata delle armi fornite al regime di Kiev, più avremmo bisogno di spingerle lontano dai territori che fanno parte del nostro paese”, ha detto Lavrov, aggiungendo che Mosca vorrebbe vedere la fine della guerra, ma la “durata” del conflitto è meno importante del suo “esito”.

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