Il segretario generale della Dante Alighieri ad Avvenire

Roma, 1 dic. (askanews) – Un accordo siglato lo scorso 8 novembre tra la Società Dante Alighieri e la Regione Istria potrebbe rafforzare l’apprendimento e quindi la preservazione della lingua italiana in Istria. La regione croata è l’esempio “di noi italiani, sempre meno attenti a ciò che accade fuori dai confini nazionali” ma anche di come si possano introdurre azioni concrete per arginare il “preoccupante fenomeno” del calo dello studio della nostra lingua nei Paesi dove si parla diffusamente italiano. Lo scrive Alessandro Mas segretario generale della Società Dante Alighieri, in una lettera al direttore di Avvenire, pubblicata oggi dal quotidiano.

Mas si chiede se esista una dell’italofonia nel mondo e risponde che sì, “esiste e si chiama Svizzera, San Marino, Città del Vaticano, Albania, Malta: Paesi dove la pratica della lingua italiana è legge, consuetudine, tradizione, storia. Forse non tutti sanno che anche la penisola istriana, quel lembo di terra tra Trieste e Pola, presso il Carnaro “ch’Italia chiude e’ i suoi termini bagna”, come scrive Dante, può essere annoverata a pieno diritto ancora oggi nell’albo degli italofoni. Una serie di leggi costituzionali varate tra gli anni 90 del Novecento e i primi anni di questo secolo riconoscono le minoranze linguistiche e concedono ai cittadini di altre nazionalità presenti sul territorio il diritto di “servirsi liberamente della propria lingua e cultura, pubblicamente e privatamente, incluso anche l’uso di mettere in evidenza le insegne, le scritte e altre informazioni”, assicurando la pariteticità con la lingua croata”.

“Si tratta di una babelica lista che include serbi, sloveni, ungheresi, ebrei, rom, bosniaci, romeni, albanesi, bulgari, russi, turchi, valacchi, macedoni e, ovviamente, gli italiani che da sempre vivono nella penisola, un tempo dominio della Serenissima Repubblica di Venezia e, poi, parte del Regno d’Italia – precisa Mas – Ridotti a poche decine di migliaia, come i lettori del suo giornale sanno bene, gli abitanti di nazionalità o madrelingua italiani della regione istriana sono andati assottigliandosi negli ultimi dieci anni (meno 2,7% i primi e meno 4,3% i secondi), passando così dai 26.748 del 2011 ai 19.620 dell’ultimo censimento del 2021. Un’erosione demografica preoccupante dovuta soprattutto all’emigrazione, alla mimetizzazione etnica e all’invecchiamento che, fatta eccezione per i rom, in dieci anni ha visto ridurre le varie etnie del 25%. In altri termini, si può dire che un quarto della popolazione istriana è scomparsa”.

Il regista della Dante Alighieri fa notare che “tutto ciò ha comportato anche un preoccupante calo dello studio della lingua italiana, considerata “lingua sociale”, che ha riguardato soprattutto i giovani in età scolare e pre-scolare. Una dato che allarma le autorità locali al punto di avviare progetti di recupero ripartendo da asili, giardini dell’infanzia, materne fino ad arrivare ai gradi più alti dell’istruzione”.

L’assessora regionale alle Comunità, Tea Batel, ha dichiarato che l’obiettivo è di “promuovere il bilinguismo e conservare la lingua italiana in Istria incoraggiando i bambini a iniziare ad apprendere l’italiano sin dalla più tenera età, sviluppare la sensibilità per l’italiano e acquisire nuove abilità e conoscenze legate all’apprendimento linguistico”.

“Ma torniamo alle questioni di una regione dal bilingui smo quasi perfetto se non fosse per la debole spinta pro veniente proprio da chi di questi temi dovrebbe o avreb be dovuto farsi carico. E non parlo dei croati – che con le recenti deliberazioni “sull’uso della lingua italian parlata e scritta nell’esercizio delle attività commercia li” hanno dato un ulteriore riscontro al problema – quanto di noi italiani, sempre meno attenti a ciò che accade fuori dai confini nazionali”, conclude Mas.

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