E’ flessibile, adattabile, bilanciato. “Nato da ascolto persone”

Milano, 26 gen. (askanews) – Flessibile, adattabile, bilanciato. E’ il nuovo modello organizzativo che Nestlé ha deciso di introdurre in Italia. Si chiama Fab working ed è un’evoluzione dello smart working, nato proprio dopo l’esperienza della pandemia che ha profondamente modificato il nostro rapporto col lavoro e gli equilibri personali.

“Questa iniziativa è nata ascoltando le nostre persone – ha spiegato Giacomo Piantoni, direttore delle risorse umane di Nestlé in Italia – Lo smart working era utilizzato parecchio fin dal 2012 da un grande numero di persone ma non per molto tempo, qualche giorno al mese. Poi, dopo la pandemia, le esigenze sono cambiate: c’era necessità di maggiore flessibilità, equilibrio nella propria vita quindi ascoltando le persone abbiamo co-creato con loro questo modello”.

Il Fab Working, acronimo dei tre aggettivi che lo contraddistinguono, è normato da un accordo sindacale siglato lo scorso anno e dopo una fase di test nei mesi scorsi, all’inizio di quest’anno è partito definitivamente. Ma come si traduce nel concreto il Fab working? “Non c’è un minimo o un massimo di giorni che si passano da remoto – ha spiegato Piantoni – ma ogni team stabilisce in funzione delle esigenze specifiche il giusto mix, in questo senso è flessibile. E’ adattabile nel senso che nel tempo queste esigenze possono cambiare e quindi vengono modificate e infine è bilanciato perchè mira a mettere in evidenza i vantaggi del lavoro in presenza e quello da remoto”. Per Nestlè in Italia questa è l’ultima novità di un più un ampio piano di welfare che prevede ad esempio il congedo retribuito di 3 mesi per il papà lavoratore o il secondo caregiver. Una novità nel panorama italiano cui ora si aggiunge il Fab working, una risposta alle nuove esigenze del mondo del lavoro, con vantaggi anche per l’azienda stessa: “Parlare di Fab e smartworking porta la maggior parte delle persone a pensare al tempo passato in ufficio e a quello passato da remoto, nella realtà parlare di smartworking – ha sottolineato – significa parlare di autonomia, di fiducia, di delega e di risultati. Questo modello presuppone tutte queste cose, che non sono così scontate: lavorare su autonomia, fiducia genera ingaggio da parte delle persone, genera trasparenza e genera alla fine performance. Nel momento in cui sono più appassionato, più coinvolto, sono più contento io come individuo, e lavoro anche meglio”.

In questo modo si supera la tradizionale dicotomia lavoro da remoto vs in ufficio coniugando produttività ed efficienza caratteristici del primo modello con condivisione e team building tipici del secondo. Fermo restando il diritto alla disconnessione del lavoratore, espressamente previsto dall’accordo sindacale: “Il diritto alla disconnessione è un elemento chiave: noi diciamo che se le persone stanno bene anche l’azienda sta bene e allora è chiaro che se una persona, e purtroppo durante il covid è successo, lavora connessa per ore e ore questo non fa bene alla salute”.

A oggi con l’adozione del Fab working mediamente il 50% del lavoro è svolto da remoto e l’altra metà in presenza con una soddisfazione crescente dei lavoratori: l’ultima indagine ha mostrato come circa il 90% delle persone promuova a pieni voti le quattro dimensioni cardine, produttività, ingaggio, empowerment e benessere dei singoli, con una soddisfazione che si è rivelata maggiore per le donne e i più giovani.

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