Da Leonardo a Bacon, a Palazzo Loredan a Venezia

Venezia, 30 gen. (askanews) – La caricatura come percorso alla scoperta dell’umano, da Leonardo da Vinci, a Giambattista Tiepolo per finire con un trittico di Francis Bacon. La Fondazione Giancarlo Ligabue ha presentato a Palazzo Loredan a Venezia la mostra “De’ visi mostruosi e caricature”, che attraverso l’esagerazione dei tratti offre una gallerie inconsueta di tipi umani.

A guidarci attraverso le opere il presidente della Fondazione, Inti Ligabue: “Questo progetto – ha detto ad askanews – nasce sicuramente da un dialogo che non si è mai interrotto, oltre il tempo e oltre lo spazio, come avrebbe detto lui, con Giancarlo, mio padre. E oggi la fonte di questa mostra è la presenza nella collezione Ligabue di questa straordinaria testa di vecchia, che molti studiosi attribuiscono a Leonardo, e ci sono studi che confermano la mano del maestro”.

I disegni autografi di Leonardo esposti sono 18, compresi alcuni gli mai visti in Italia e provenienti dalla Collezione del Duca di Devonshire. Ma accanto alle “teste caricate” del genio rinascimentale c’è un percorso che, con la curatela di Pietro Marani, analizza la linea “settentrionale” di queste teste grottesche, attraverso disegni di Anton Maria Zanetti e Tiepolo, nella Venezia del Settecento. E qui si percepisce ancora di più la sensazione di stare osservando una sorta di catalogo dell’umano. E per la Fondazione Giancarlo Ligabue si tratta di un nuovo terreno di indagine.

“Molte persone – ha aggiunto Inti Ligabue – potrebbero chiedersi come mai la Fondazione Ligabue che ha sempre trattato di culture sperse e mondi perduti oggi presenta una mostra su antichi disegni e caricature. Perché al centro della nostra ispirazione e della nostra indagine c’è sempre l’uomo e la conoscenza della sua umanità”.

La mostra, che vanta anche prestiti dal Louvre e dagli Uffizi, da Dresda e dalla Biblioteca Ambrosiana, si conclude, con grande suggestione, con i “Tre studi per un ritratto di Isabel Rawsthorne” di Bacon, e qui, nel buio della sala, ancora una volta siamo chiamati a fare i conti con noi stessi, con il nostro tempo e la nostra complessa intimità.

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