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La riforma sui Comuni montani è “una ghigliottina”: il grido di allarme dall’Appennino bolognese

PoliticaLa riforma sui Comuni montani è “una ghigliottina”: il grido di allarme dall’Appennino bolognese

BOLOGNA – “Se non corretta, la riforma Calderoli rischia di produrre un effetto ghigliottina su Comuni che rappresentano il cuore pulsante della nostra programmazione rurale”. Il Gal Appennino Bolognese, per voce del suo Presidente, Daniele Ruscigno, alza la voce contro i criteri che rischiano di togliere lo status di montano a molti Comuni dell’Appennino. “Lo sviluppo locale non si misura in altimetria”, si dice dal Gal, il gruppo di azione locale che opera da anni “per accorciare le distanze tra la città metropolitana e le aree interne”, per spingere lo sviluppo creando “continuità territoriale” tra collina e alta montagna. E dunque: “Declassare i Comuni appenninici basandosi su rigidi parametri di pendenza significa smantellare un sistema economico integrato che unisce agricoltura di qualità, turismo sostenibile e artigianato locale”.

“SI PREMIANO LE CIME E CI SI DIMENTICA DELLE VALLI”

A preoccupare infatti sono gli effetti dei nuovi criteri classificazione che porterebbero, in sostanza, a un taglio di oltre il 40 per cento dei centri così riconosciuti in Emilia Romagna, da 121 a 71. Il rischio è di avere “un territorio spezzato dal nuovo perimetro che esclude proprio quelle aree di cerniera che il Gal ha faticosamente integrato nei circuiti dei fondi europei Leader- avvisa Ruscigno- come Gal, non possiamo accettare una visione che premia solo le cime e dimentica le valli. Escludere questi territori dai benefici per le start-up giovanili o dai crediti d’imposta significa condannarli a diventare marginali nelle azioni per la montagna, perdendo la loro identità commerciale, agricola e turistica.

VERSO NUOVE “PERIFERIE SVANTAGGIATE”

Questa legge potrebbe creare paradossalmente una nuova tipologia di periferie svantaggiate: da quelle urbane a quelle montane. Invece di cucire i territori, li separa ulteriormente”. Se un comune esce dal perimetro montano, “si potrebbe creare un cortocircuito normativo con le zone C e D del Programma di sviluppo rurale su cui si basa l’azione del Gal. Il rischio è una burocrazia schizofrenica dove un’impresa è montana per l’Europa ma ordinaria per lo Stato italiano”, dice ancora il Gal.Credo sia necessario introdurre adeguati criteri di marginalità, in cui la montanità possa essere calcolata, ad esempio, anche sull’indice di spopolamento e sulla carenza di servizi e infrastrutture primarie. Oltre ad inserire l’obbligo della coerenza con la zonizzazione Leader per i Comuni già facenti parte della strategia del Gal, che riconosce già diversi ‘livelli di montanità’, al fine di garantire continuità ai progetti di sviluppo territoriale- conclude Ruscigno- ricordiamoci sempre che la montagna è un ecosistema sociale, non una variabile statistica”.

L’IMPATTO SULLE AZIENDE AGRICOLE

Un impatto diretto della nuova perimetrazione riguarda il comparto agricolo, prosegue Franco Cima, consigliere delegato della Città metropolitana di Bologna all’agricoltura e ai rapporti con il Gal, cioè un settore che nelle aree collinari e di media montagna rappresenta un settore produttivo, ma anche un presidio essenziale del territorio. Le aziende agricole di queste zone operano già in condizioni di svantaggio strutturale, con costi più elevati, frammentazione fondiaria e maggiori difficoltà di accesso ai servizi e l’eventuale esclusione di interi Comuni dal perimetro montano “comporterebbe la perdita di strumenti fondamentali di sostegno, incidendo negativamente sulla competitività delle imprese agricole, sul ricambio generazionale e sulla tenuta delle filiere locali. Verrebbero penalizzate in particolare le produzioni di qualità, l’agricoltura multifunzionale e le esperienze di integrazione tra agricoltura, turismo e tutela del paesaggio che costituiscono uno dei pilastri della Strategia di sviluppo locale del Gal”. E indebolire l’agricoltura appenninica significa anche “aumentare il rischio di abbandono dei terreni, con conseguenze dirette sulla sicurezza idrogeologica, sulla manutenzione del paesaggio e sulla resilienza ambientale”.

(photo credit: bolognappennino.it/web)
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