giovedì, 30 Aprile 26

Venezuela, l’oppositrice ed ex detenuta dopo il rilascio di Trentini: “Rodriguez sa come muoversi”

MondoVenezuela, l’oppositrice ed ex detenuta dopo il rilascio di Trentini: “Rodriguez sa come muoversi”

ROMA – La liberazione di Alberto Trentini è “una bellissima notizia” e la conferma che la presidente ad interim Delcy Rodríguez è una politica “intelligente”, capace di “leggere” le situazioni: così Betty Grossi, oppositrice italo-venezuelana, per oltre due anni incarcerata all’Helicoide, la sede del Servicio bolivariano de inteligencia nacional (Sebin). Con l’agenzia Dire si parla del rilascio del cittadino italiano, cooperante in più continenti, in carcere per 423 giorni.

Secondo Grossi, la sua liberazione è “una bellissima notizia per tutti coloro che credono nella giustizia e naturalmente soprattutto per la famiglia di Trentini”. Poi il giudizio su Rodriguez, dirigente del Partido socialista unido de Venezuela (Psuv), che ha assunto la massima carica dello Stato il 5 gennaio, dopo il sequestro e l’incriminazione del presidente Nicolas Maduro da parte degli Stati Uniti.

“Credo sia una persona intelligente e anche astuta”, dice Grossi. “Quando era ancora una bambina la sua storia fu segnata dall’uccisione del padre, Jorge Antonio Rodríguez, militante marxista ed ex guerrigliero, fondatore della Lega socialista coinvolto nel 1976 nel sequestro dell’imprenditore statunitense William Niehous”.

In conseguenza di quella vicenda, ricorda l’oppositrice italo-venezuelana, “fu imprigionato, torturato e infine ucciso dalla Dirección de los Servicios de inteligencia y prevención, la polizia politica dell’epoca”. La scelta degli studi di giurisprudenza sarebbe nata anche da questa esperienza. “Rodriguez ha intrapreso gli studi legali con l’obiettivo di poter un giorno avere giustizia per la morte del padre”, sostiene Grossi. “Aderisce alle posizioni del partito di Hugo Chavez e una delle sue caratteristiche è di considerare a volte i dissidenti solo come un ostacolo”. Più per “un sentimento di rivalsa”, questa la tesi di Grossi, che non per “un senso di giustizia”.
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