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Usa, una giornalista fa il colloquio all’Ice: assunta in 6 minuti

MondoUsa, una giornalista fa il colloquio all’Ice: assunta in 6 minuti

ROMA – Si chiama Laura Jedeed la giornalista che si è presentata al colloquio per diventare agente dell’Immigration and Customs Enforcement (Ice), la forza di polizia all’origine delle grandi manifestazioni anti-Trump di questi giorni, dopo che un agente ha sparato e ucciso un’attivista statunitense, Renee Good, a Mineapolis. La forza impiegata per arrestare persone di origine straniera da inviare poi nei centri per il rimpatrio ha anche sparato e ferito un venezuelano nelle proteste di ieri sera, alimentando le critiche. “Sono stata assunta dopo sei minuti” ha raccontato la freelance, avvertendo che il meccanismo di selezione sarebbe “talmente approssimativo”, che “l’amministrazione in realtà non ha idea di chi si sta unendo tra i ranghi dell’agenzia”.

La cronista ha raccontato la sua esperienza in un articolo pubblicato su Slate.com dal titolo ‘Avete sentito parlare di chi sta reclutando nell’Ice. La verità è decisamente peggiore. Io ne sono la prova’. Tutto è iniziato ad agosto, alla fiera organizzata a Dallas, in Texas, proprio dall’Ice per attirare nuovi assunti.

“L’evento- scrive Jadeed- prometteva assunzioni immediate per aspiranti ufficiali addetti alle deportazioni: si arrivava disoccupati, si usciva con un bonus di 50mila dollari alla firma, un conto pensione e la licenza di maltrattare i residenti più vulnerabili del Paese senza conseguenze, il tutto avvolto da caldo patriottismo”. Nel curriculum, premette la giornalista, Jadeeed omette di specificare la sua attuale professione ma ricorda di essersi arruolata dopo il liceo ed essere partita per l’Afghanistan. “Il punto- osserva-è che esiste una sola ‘Laura Jedeed’ su internet e ci vogliono pochi secondi di ricerca su Google per capire cosa penso dell’Ice e dell’amministrazione Trump” dato che “appaiono immediatamente” profili social e articoli. “Mi sono quindi detta che la mia esperienza militare mi avrebbe permesso di dare un’occhiata al processo di candidatura dell’Ice”, convinta che, essendo giornalista e oppositrice di Trump, sarebbe stata scartata subito.

IL COLLOQUIO DURATO 6 MINUTI

Invece, Jadeed riferisce che il colloquio con la reclutatrice “è durato meno di sei minuti”, durante i quali la funzionaria sarebbe apparsa “incredibilmente disinteressata”. Queste le domande poste: nome e data di nascita, età, eventuali esperienze in polizia o nelle forze armate e come si era conclusa l’esperienza nell’esercito. Una volta spillato il curriculum a un modulo, la reclutatrice l’ha salutata, informandola che, in caso di selezione, avrebbe ricevuto un’email. Con grande sorpresa, Jadeed la riceve il 3 settembre: “Si trattava di un’offerta provvisoria”, spiega, “in cui mi veniva richiesto di registrarmi su una piattaforma di offerte di lavoro e caricare alcuni documenti relativi a patente di guida e eventuali precedenti tra cui condanne per violenza domestica, nonché il consenso per un controllo dei precedenti”.

La giornalista decide di non fare nulla. Ma tre settimane dopo, racconta di aver ricevuto una seconda email in cui veniva “ringraziata” di aver adempiuto alla pratica e le veniva chiesto di sottoporsi a un test anti-droga. Stavolta Jadeed fa quello che l’agenzia le chiede e nove giorni dopo, sullo stesso sito di offerte di lavoro “dove non mi ero mai registrata”, Jadeed poteva leggere che “avevo accettato l’offerta definitiva e entravo in servizio il 30 settembre”. La cronista riferisce che accanto al suo nome si poteva leggere anche che “avevo superato un test di idoneità e una verifica dei precedenti il 6 ottobre, nonostante fosse solo il 3 ottobre. Alla fine ho rifiutato l’incarico”.

IL DIPARTIMENTO PER LA SICUREZZA NAZIONALE: “UNA MENZOGNA”

In varie dichiarazioni pubbliche, il Dipartimento per la sicurezza nazionale ha smentito che l’Ice abbia selezionato e offerto un impiego a Jadeed, definendo la storia “una menzogna”. La freelance, che in queste ore è stata intervistata da numerose testate locali tra cui anche la Cnn, conclude: “Molti critici dell’Ice temono che l’agenzia stia arruolando criminali pro-Trump – ad esempio gli insorti del 6 gennaio 2021” ma “la verità è forse ancora più spaventosa: la campagna di reclutamento dell’Ice è così approssimativa che l’amministrazione di fatto non ha idea di chi si unirà ai ranghi dell’agenzia. Siamo tutti, collettivamente, all’oscuro di chi lo Stato stia armando, affidandogli i compiti più delicati delle forze dell’ordine e mandandoli nelle strade”.

Ma le ombre sull’Ice non riguardano solo il reclutamento. Ieri, l’Nbc ha rivelato che a causa di un errore, un software di intelligenza artificiale avrebbe indotto diverse reclute ad andare in servizio pur non avendo ricevuto l’addestramento adeguato. Per chi ha già esperienza nelle forze dell’ordine, scrive l’Nbc, si tratta di frequentare “quattro settimane di formazione online, mentre per le reclute senza esperienza il corso è in presenza presso l’accademia dell’Ice” in Georgia, dove le reclute svolgono “corsi di diritto dell’immigrazione e di uso delle armi, nonché test di idoneità fisica”. A rafforzare i dubbi sull’impreparazione degli agenti, il modo in cui vengono gestiti gli arresti – a volte condotti anche nelle scuole o posti di lavoro – e persino raid casa per casa, con episodi di irruzioni illegali o minori violentemente separati dalle famiglie.

NEL 2025 12MILA MEMBRI SI SONO UNITI ALL’ICE

Prima dell’arrivo di Trump alla Casa bianca, l’Ice contava 10mila effettivi, ma nel 2025 altre 12mila membri si sono uniti, un numero record. Il 2025 sarà ricordato anche per essere l’anno più letale: 32 persone sono morte in custodia negli affollati centri di detenzione dell’Ice: tra questi, sia richiedenti asilo che stranieri residenti da anni, o persone “indiscriminatamente catturate nei raid”, come scrive il Guardian la settimana scorsa. Tra le cause dei decessi, “convulsioni e insufficienza cardiaca, ictus, insufficienza respiratoria, tubercolosi o suicidio”. In alcuni casi, “secondo famiglie e avvocati, sono morti per negligenza, dopo aver ripetutamente tentato, senza successo, di ottenere assistenza medica”.
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