giovedì, 30 Aprile 26

Turchia, al via il processo contro l’ex sindaco di Istanbul Imamoglu. L’accusa chiede 2.430 anni di reclusione

MondoTurchia, al via il processo contro l’ex sindaco di Istanbul Imamoglu. L’accusa chiede 2.430 anni di reclusione

ROMA – Si è aperto ieri il processo a carico di Ekrem Imamoglu, l’ex sindaco di Istanbul il cui arresto, nel marzo dello scorso anno – proprio dopo aver ufficializzato la sua candidatura alle presidenziali -, ha innescato un’ondata di proteste in tutta la Turchia. Il due volte primo cittadino di Istanbul, 55 anni, è stato incriminato per 140 reati, tra cui corruzione, spionaggio e di essere a capo di un’organizzazione terroristica. Inoltre, gli viene contestato di aver falsificato il diploma di laurea, accusa che, se confermata, eliminerà ogni possibilità per Imamoglu di candidarsi alle elezioni presidenziali del 2028. Una speranza che in ogni caso potrebbe sfumare dal momento che l’accusa chiede 2.430 anni di reclusione per le decine di reati contestati e, che secondo il diritto turco, si possono cumulare.

Una volta in aula, come riferisce la stampa internazionale, il politico è stato accolto da una folla di sostenitori che hanno intonato cori in suo favore. Il procedimento si sarebbe aperto in un clima caotico anche perché è stato previsto che venissero giudicati anche gli oltre 400 individui accusati di appartenenza alla presunta organizzazione terroristica di Imamoglu. L’ex sindaco avrebbe subito interpellato il giudice per essere ascoltato, esortandolo a “rispettare il diritto di ogni individuo di difendersi”. Dopo 15 minuti dall’apertura del processo, la seduta è stata sospesa.

Tra le cause all’origine dell’arresto dell’esponente del Republican People’s Party (Chp), secondo molti c’è il fatto che Imamoglu rappresenti la principale minaccia alla rielezione dell’attuale presidente Racep Tayyip Erdogan, in carica dal 2002. L’ex sindaco di Instanbul ha infatti ben due volte sconfitto il candidato del partito di Erdogan alle municipali della città ed è inoltre dato come il principale favorito tra i candidati all’opposizione.Per Dinushika Dissanayake, vicedirettrice di Amnesty International per l’Europa, “Questo procedimento giudiziario motivato politicamente, basato quasi interamente su testimonianze segrete, è pieno di gravi problemi di equità processuale internazionale e di stato di diritto”.

Il governo Erdogan replica alle accuse sostenendo di rispettare lo stato di diritto e di garantire l’assoluta indipendenza della magistratura. Tuttavia, organismi come Amnesty contestano una brutale stretta alle libertà civili dal tentato colpo di Stato del 2016, a cui sono seguite negli anni anche ondate di arresti e incarcerazioni tra i dissidenti. L’ultimo capitolo di tale stretta si è registrato a novembre, quando un decreto emanato nell’ambito dello Stato d’emergenza ha disposto la chiusura di 375 ong.John Dalhuisen, direttore di Amnesty International per l’Europa, in quell’occasione dichiarò: “La chiusura di quasi 400 Ong va inquadrata nel sistematico tentativo in corso da parte delle autorità turche di ridurre definitivamente al silenzio ogni voce critica”. Tra le organizzazioni colpite, figurano “associazioni di giuristi contro la tortura, organizzazioni per i diritti delle donne che gestivano rifugi per le sopravvissute alla violenza domestica, centri di assistenza per i rifugiati e gli sfollati interni e anche la principale Ong per i diritti dei bambini”, come ha sottolineato Dalhuisen.
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