MILANO – In Italia fa più caldo (anche ad alta quota), i ghiacciai si fondono sempre di più e cade meno neve; eppure, dice Legambiente, il 90% dei fondi pubblici destinati al turismo montano continua a sostenere il “sistema neve”, lasciando solo “briciole” a riconversione dei vecchi impianti e destagionalizzazione del turismo. Intanto, su Alpi e Appennini nel 2026 salgono a quota 273 gli impianti sciistici dimessi (erano 265 l’anno scorso, 260 nel 2024, 249 nel 2023) e a 247 gli “edifici sospesi” censiti sino ad oggi: alberghi, residence, strutture turistiche e ricettive, complessi militari o produttivi dismessi o sottoutilizzati. A fare un punto è il nuovo report Nevediversa 2026 di Legambiente, presentato oggi a Milano, che scatta una fotografia aggiornata sul censimento delle strutture sciistiche e ricettive in quota ai tempi della crisi climatica, ma anche sul futuro in bilico dei grandi eventi invernali come le Olimpiadi. Insieme ai dati, il report raccoglie una serie di proposte per il futuro delle realtà montane che Legambiente sintetizza con il “Manifesto della Carovana dell’accoglienza montana” che mette al centro le comunità locali.
Tornando al report Nevediversa, a livello regionale, il Piemonte si conferma quella con il più alto numero di strutture sciistiche dismesse, ne conta 76, seguita dalla Lombardia (51, erano 33 nel 2025). Invece le regioni che contano più “edifici sospesi” censiti sull’arco alpino sono Valle D’Aosta (36), Lombardia (31), e Piemonte (20), mentre sull’Appennino Toscana (19), Abruzzo (16), Marche (15) e Sicilia (15). Tra i casi simbolo c’è, ad esempio, il Grand Hotel Wildbad, a San Candido (Bolzano), struttura dal valore storico-culturale, ma in forte stato di abbandono.
Il report Nevediversa di Legambiente evidenzia anche i 106 impianti sciistici chiusi temporaneamente, i 98 che operano in una condizione mista di “apertura e chiusura”; e poi i 231 che ad oggi sopravvivono grazie ai fondi, definiti cosiddetti “casi di accanimento terapeutico”. Lombardia (63), Abruzzo (47) ed Emilia-Romagna (34) le regioni con più casi. Sono invece 169 i bacini per l’innevamento artificiale censiti, la maggior in Trentino-Alto- Adige, Lombardia e Piemonte. Inoltre, in quota nascono sempre più strutture “Luna park”, attrazioni ludiche come piste tubing, bob estivo e altro, spesso integrate ai comprensori sciistici, che, secondo Legambiente, “sono forme di intrattenimento artificiale con impatti non sempre sostenibili sull’ambiente montano”. Ventotto quelle censite per la prima volta e inserite come nuova categoria nel report: la maggior è in Lombardia (13 strutture) e in Toscana (sette).
Resta poi la nota “dolente su riusi e smantellamenti degli impianti non più funzionanti”: in Italia sono appena 37 i casi censiti finora da Legambiente, mentre all’estero l’attenzione al ripensare il turismo montano è più alta come dimostra l’esempio della Alpi francesi. A Métabief, nel cuore del massiccio del Giura, dopo anni di inverni difficili e un deficit economico significativo, la stazione ha deciso di anticipare la riduzione del perimetro sciabile, chiudendo il settore di Piquemette per concentrare le risorse e garantire la sostenibilità degli altri impianti. A Les Arcs, in Savoia, si sta puntando sulla diversificazione delle attività turistiche per estendere la stagione oltre l’inverno, con percorsi estivi, attività all’aria aperta, eventi culturali. Avviati anche progetti di sostenibilità ambientale, riqualificate strutture esistenti, e incentivata la mobilità sostenibile. In sintesi, è “una fotografia preoccupante” quella scattata dal nuovo report Nevediversa con cui Legambiente “denuncia i ritardi del Governo nell’affrontare la crisi climatica in quota i cui effetti si ripercuotono a valle, sulle comunità locali e in settori chiave come il turismo”.
Per l’associazione ambientalista è urgente mettere in campo azioni di adattamento ai cambiamenti climatici, ripensare il turismo montano invernale e coinvolgere e ascoltare le comunità locali. E se un recentissimo studio dell’Associazione degli esercenti degli impianti a fune rimarcava quanto il turismo delle piste fosse un moltiplicatore di introiti per la montagna, Legambiente lancia il “Manifesto della Carovana dell’accoglienza” di 10 punti: ogni territorio montano ha le sue eccellenze da valorizzare; ospiti e residenti condividono il piacere dell’incontro nei territori montani; la montagna è un territorio fragile e va rispettato; la lentezza non è una rinuncia, ma una conquista; la montagna ha il diritto di perseguire un futuro sostenibile; un turismo partecipato a servizio della comunità; le montagne sono necessarie; sono spazio di cittadinanza attiva e consapevole; ogni luogo possiede una cultura peculiare; le montagne non dividono ma uniscono.
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