giovedì, 30 Aprile 26

Afghanistan, Cairo (Ong Nove): “La gente deve lavorare, bombe o no”

MondoAfghanistan, Cairo (Ong Nove): “La gente deve lavorare, bombe o no”

ROMA – “Qui c’è un clima di grande preoccupazione, tensione e tristezza. Ma la vita deve andare avanti, con le bombe o no: non dimentichiamo che il 50% della popolazione vive alla giornata: se lavora mangia, se non lavora, non mangia”. A parlare con l’agenzia Dire da Kabul è Alberto Cairo, presidente di Nove Caring Humans, organizzazione attiva in Afghanistan con diversi programmi a sostegno della popolazione. Presente nel Paese da 36 anni, Cairo riferisce di una situazione “particolare” dopo i bombardamenti di questi giorni dal Pakistan che hanno causato centinaia di morti soprattutto tra i civili: “Il Ramadan sta per terminare e presto sarà l’Eid”, ossia una delle principali feste per i fedeli musulmani, “quindi si vede una moltitudine di persone fare acquisti nei bazar; è un po’ come il Natale da noi. La gente quindi non sta correndo a fare scorte di cibo”.

Tuttavia, continua il cooperante, “qualcosa è cambiato: vivo in un condominio insieme a molte famiglie numerose e normalmente i bambini giocano in cortile, sento sempre le loro grida, ma da un paio di giorni non escono, le famiglie li tengono in casa. La gente va al mercato, fa acquisti per la festa ma poi non fa uscire i bambini: la preoccupazione negli animi cresce perché tutti ricordano bene la guerra civile”. Ora i bombardamenti, riferisce il responsabile di Nove, “sono concentrati in poche ore dalla giornata, non tutti i giorni, ma la gente teme che si intensificheranno perché da parte dei contendenti non sembra ci sia l’intenzione di cedere”.

CAIRO: “CHIUSE LE FRONTIERE COL PAKISTAN IL COSTO DI RISO E PATATE È RADDOPPIATO”

Inoltre, prosegue il presidente dell’ong, “quello che preoccupa è il fatto che già da tempo siano chiuse le frontiere col Pakistan e questo fa sì che non passino più merci di nessun genere e stiano crescendo soprattutto i prezzi del cibo: il costo del riso è raddoppiato, così come quello delle patate. Non arrivano più neanche i materiali per l’edilizia. La vita diventa cara in una situazione già difficile”. Al tempo stesso, pesa la guerra in Iran: “Le frontiere non sono chiuse- chiarisce Cairo- ma pare che il governo abbia dato disposizione ai commercianti di limitare le esportazioni e anche questo contribuisce a far lievitare i costi”.

Pertanto, “il problema economico resta il primo che la popolazione ora deve affrontare” ed è per rispondere a questo che Nove continua il suo lavoro a beneficio della popolazione. Dice il presidente: “abbiamo progetti di sviluppo dell’imprenditoria femminile, affinché le donne riescano ad avviare attività autonome”. Dopo decenni di guerra, sono tante le donne capofamiglia – vedove, sole o con mariti disabili a carico – che devono quindi lavorare: “Le supportiamo nella creazione di reddito e questa è una emergenza che continua sempre”. Parallelamente, aumenta sempre più il numero dei rientri forzati e delle migrazioni interne: “anche su questo abbiamo avviato dei progetti specifici. Lavoriamo da sempre per i minori e per il reinserimento sociale – anche tramite lo sport – delle persone con disabilità”, conclude Cairo.
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