giovedì, 30 Aprile 26

Le calciatrici iraniane tornano a casa, Amnesty: “Pressioni a catena”

MondoLe calciatrici iraniane tornano a casa, Amnesty: “Pressioni a catena”

ROMA – “Difficile immaginare che la scelta della calciatrici di tornare tutte in Iran, comprese quelle che inizialmente avevano manifestato l’intenzione di chiedere asilo in Australia, sia stata libera e spontanea”. Questo il commento per l’agenzia Dire del portavoce di Amnesty Italia, Riccardo Noury, in merito alla notizia del rientro a casa della nazionale di calcio femminile iraniana. Sei atlete e un membro dello staff infatti erano finite sui media internazionali dopo aver presentato richiesta di asilo in Australia. Le giocatrici si erano rifiutate di cantare l’inno nazionale durante una partita della Coppa d’Asia femminile, a inizio mese, da cui la decisione di qualcuna di loro di restare all’estero per timori di subire conseguenze, una volta rientrate in patria. Poi, la stampa australiana ha riferito che cinque giocatrici hanno rifiutato l’asilo, che era stato accordato dalle autorità del Paese. A confermare la notizia, il video che sta circolando in rete, che mostra la squadra al completo mentre attende il volo per Teheran all’aeroporto di Istanbul. “Si tratta di una situazione molto complessa”, ha affermato il viceministro degli Esteri australiano Matt Thistlethwaite a Sky News, aggiungendo che le autorità “rispettano la scelta” delle atlete.

Continua Noury di Amnesty: “Temo che ci siano state pressioni a catena delle autorità politiche iraniane su quelle sportive e da queste sulla calciatrici, oltre a minacce di ritorsione contro le famiglie in Iran. E non è da escludere che comunque qualche forma di sanzione nei loro confronti, una volta arrivate in patria, ci sarà. Purtroppo- conclude- in una situazione drammatica, fuori controllo e illegale come quella in corso in Medio Oriente, si perde di vista il destino delle singole persone”. In Iran intanto prosegue il blackout di internet per decisione delle autorità di Teheran, da quando il 28 febbraio è iniziata l’offensiva di Israele e Stati Uniti contro il Paese. Amnesty International da tempo documenta le violazioni dei diritti umani da parte delle autorità sulla popolazione, non ultimo le intimidazioni che subisce chiunque critichi le politiche del governo e dell’apparato crericale, fino al rischio di incorrere in incarcerazioni, esecuzioni o sparizioni forzate.
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