giovedì, 30 Aprile 26

Iran, i media annunciano: “Giustiziati tre manifestanti arrestati a gennaio”

MondoIran, i media annunciano: “Giustiziati tre manifestanti arrestati a gennaio”

ROMA – Sono state eseguite le condanne a morte di tre manifestanti iraniani, arrestati a gennaio scorso per aver preso parte alle proteste contro il governo. A darne notizia è l’agenzia di stampa iraniana Mizan. Si tratterebbe delle prime esecuzioni che seguono le repressioni delle proteste di gennaio. Le esecuzioni sono avvenute a Qom, città a sud della capitale Teheran, e hanno riguardato Mehdi Ghasemi, Saleh Mohammadi e Saeed Davoudi. Secondo l’accusa, i tre sarebbero stati colpevoli dell’uccisione di due agenti di polizia e di aver svolto “azioni operative” a favore di Stati Uniti e Israele. Sul caso di Saeed Davoudi, un campione di wrestling di 19 anni che aveva preso parte anche a competizioni internazionali, si era espressa anche l’organizzazione Amnesty International, sostenendo che all’atleta sia stata “negata un’adeguata difesa ed era stato costretto a emettere ‘confessioni'” nel corso di “procedimenti sommari che non avevano nulla a che vedere con un vero processo”.

Una tesi confermata dall’organizzazione Iran Human Rights, con sede in Norvegia, che in queste ore ha denunciato che tutti e tre “sono stati condannati a morte in seguito a un processo iniquo, basato su confessioni estorte sotto tortura”. Alla Bbc il presidente dell’organismo, Mahmoud Amiri-Moghaddam, ha aggiunto che tali esecuzioni sarebbero “un tentativo del governo di sopravvivere e seminare il terrore tra la popolazione”. Da tempo le associazioni per i diritti umani e internazionali avvertono che in Iran, i cittadini arrestati per aver manifestato il proprio dissenso rischiano incarcerazioni arbitrarie, sparizioni forzate e processi iniqui. Il blackout alla connessione internet imposto dalle autorità a partire dall’8 gennaio, nel pieno delle proteste contro il governo, è stato definito come un modo per tenere nascosti agli occhi del mondo gli abusi sui dimostranti, che in 7mila avrebbero perso la vita negli interventi delle forze di sicurezza.

Secondo Amnesty, le autorità avrebbero inoltre arrestato migliaia di manifestanti e dissidenti per le proteste di gennaio, minacciando ripetutamente di chiedere “la pena massima”, ossia la pena di morte, “nel più breve tempo possibile”. L’organismo avverte che non ci sono stime ufficiali degli arresti e che le famiglie evitano di denunciare perché “minacciate”. Le autorità inoltre vietano agli osservatori stranieri di visitare i detenuti. Il blackout di internet in Iran è stato applicato nuovamente il 28 febbraio in seguito all’offensiva militare israelo-statunitense, ancora in corso. L’Iran motiva la repressione del dissenso con la necessità di “eliminare” presunte cellule eversive pilotate dai servizi israeliani. Quest’ultimo Paese ha confermato la presenza di membri dell’intelligence anche durante la guerra di dodici giorni di giugno.
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