ROMA – Nasce il Centro Studi Software per l’Innovazione Digitale di AssoSoftware, con l’obiettivo di rafforzare analisi e ricerca su un settore sempre più centrale per la competitività del Paese. La presentazione è avvenuta alla Camera dei deputati, alla presenza della vicepresidente Anna Ascani.
ANGELERI: “ITALIA SENZA STRATEGIA, IL SOFTWARE PUÒ TRAINARE L’ECONOMIA”
Molto netto l’intervento del presidente di AssoSoftware, Pierfrancesco Angeleri, che ha puntato il dito contro l’assenza di una visione complessiva sul digitale. “Questo Paese in questo momento non ha un vero piano sulla transizione digitale. Se guardiamo alle azioni messe in campo negli anni, anche recentemente, non riconosciamo una strategia chiara”, ha spiegato.
Secondo Angeleri, il ritardo è anche culturale: “Facciamo ancora fatica a spiegare cosa sia davvero il software, quale valore abbia e cosa possa generare per l’economia”. Da qui la scelta di creare un Centro Studi in grado di colmare questo gap, anche grazie al rapporto con il mondo accademico: “Il sistema universitario italiano è di altissimo livello e produce qualità, ma il rapporto tra università e imprese resta limitato: se ne parla molto, ma si fa ancora troppo poco”. L’obiettivo è dimostrare in modo concreto il ruolo della filiera del software come leva di crescita, guardando anche alle esperienze internazionali di Paesi che hanno investito in strategie di medio periodo.
ASCANI: “IA OPPORTUNITÀ, MA NON DEVE SOSTITUIRE IL LAVORO”
Ampio anche l’intervento della vicepresidente della Camera Anna Ascani, che ha posto l’accento sulle trasformazioni legate all’intelligenza artificiale.
“Queste tecnologie hanno una capacità straordinaria, ma portano con sé anche dei rischi”, ha detto, citando anche casi recenti di aziende che hanno sostituito lavoratori con sistemi di IA. La sfida, ha sottolineato, è governare il cambiamento: “Dobbiamo fare in modo che queste tecnologie siano integrate nei processi produttivi, ma non sostituiscano mai le persone, il loro valore e le loro competenze”.
Ascani ha inoltre evidenziato il ritardo europeo: “Non c’è stato un investimento vero sulla transizione digitale, né in Italia né in Europa”, richiamando anche i recenti report sul tema della competitività. Da qui l’appello alla politica: “Studiare questi fenomeni è fondamentale. Legiferare senza essere informati, soprattutto in un ambito come questo, è estremamente pericoloso”.
LUISS: “ITALIA INDIETRO NELL’ADOZIONE DEL DIGITALE”
Dal mondo accademico, la prorettrice della Luiss Livia De Giovanni ha offerto una lettura strutturale del ritardo italiano, legato alla difficoltà di intercettare pienamente le opportunità della digitalizzazione.
A pesare è la struttura del sistema produttivo, caratterizzato da una forte presenza di PMI e da limiti nelle capacità manageriali, che rendono più complessa l’integrazione delle nuove tecnologie. Le politiche degli ultimi anni, da Industria 4.0 al Pnrr, hanno prodotto risultati “misti”: la digitalizzazione è cresciuta, ma soprattutto nelle imprese già più forti e strutturate. De Giovanni ha richiamato anche il cosiddetto “paradosso della produttività”: le tecnologie digitali, pur diffuse, producono effetti economici solo nel medio periodo, perché richiedono cambiamenti organizzativi, nuove competenze e investimenti in asset immateriali come software, ricerca e capitale umano.
UN SETTORE STRATEGICO PER LA CRESCITA
Il Centro Studi si concentrerà su due direttrici principali: l’analisi della filiera del software e il suo impatto su produttività e occupazione, e il ruolo nella digitalizzazione delle PMI. I dati presentati durante l’evento confermano un settore dinamico, ma ancora segnato da frammentazione e difficoltà di scala.
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