sabato, 18 Aprile 26

Il processo per Giulio Regeni è alle battute finali, la legale Ballerini: “Testimoni minacciati e parti civili che devono sostenere tutti i costi”

MondoIl processo per Giulio Regeni è alle battute finali, la legale Ballerini: “Testimoni minacciati e parti civili che devono sostenere tutti i costi”

ROMA – “È stato un percorso a ostacoli”. Alessandra Ballerini, legale della famiglia Regeni, durante la tavola rotonda alla Statale di Milano ricostruisce la complessità del processo, sottolineando che “l’Egitto non ha mai collaborato” e che questa posizione è stata messa nero su bianco: “Hanno scritto che non intendono mai collaborare con l’Italia”. Gli imputati, quattro funzionari della National Security egiziana, “si nascondono, sono protetti dal loro regime” e si sottraggono consapevolmente al procedimento. La svolta è arrivata con la sentenza della Corte Costituzionale 192 del 2023, che ha permesso di celebrare il processo anche in assenza degli imputati, sancendo “il diritto alla verità”. “La tortura non è solo un delitto contro la persona, ma un crimine contro l’umanità”, afferma Ballerini, e per questo “tutta l’umanità ha il diritto di sapere cosa è successo”. Il processo è ora “alle battute finali”: sentiti tutti i testimoni, si attende la fase conclusiva. Ma le criticità restano: testimoni minacciati, difficoltà procedurali e anche squilibri nel sistema processuale, dove “le parti civili devono sostenere tutti i costi”. Un clima che emerge anche da un episodio recente: “Un perito italiano ha dovuto testimoniare dietro un paravento per timore”. Segno, conclude, che “l’Egitto non è un Paese sicuro”.

CLAUDIO REGENI: AL PROCESSO CHIARIRE TUTTO QUELLO CHE HA SUBITO

“In questi ultimi dieci anni abbiamo fatto progressi che nemmeno ci aspettavamo”. Claudio Regeni, padre di Giulio, durante la tavola rotonda alla Statale ripercorre il cammino della famiglia, sostenuto “dall’aiuto dell’avvocata Alessandra Ballerini” e da una “scorta mediatica e affettiva” che ha accompagnato la battaglia. Ricorda il figlio come “un appassionato ricercatore, con la mente aperta a livello internazionale”, capace di parlare “sei lingue” e di studiarne una settima. Il suo obiettivo era “approfondire le culture, le tradizioni, metterle in relazione per ricavare qualcosa di ancora più avanzato”. Una figura che ha permesso a molti di immedesimarsi: “Tante persone si sono immedesimate in Giulio”. Sul piano giudiziario, Claudio Regeni sottolinea i passi avanti: “Abbiamo iniziato il processo che è arrivato a un buon punto” e ora l’auspicio è “raggiungere una giustizia processuale che sia riconosciuta a livello di legge italiana e che metta in chiaro tutto quello che Giulio ha dovuto subire”. Infine il richiamo al ruolo delle università: “Troviamo tanta sensibilità”, anche grazie a figure come Cattaneo, e a iniziative come l’UniStem Day, già occasione di incontro con l’ateneo milanese.

SIMONETTA (UNIMI): GIULIO MORTO SUL LAVORO, DIRITTO ALLO STUDIO NEGATO

“Quello che è stato fatto a Giulio è stato fatto a ognuno di noi”. Stefano Simonetta, prorettore ai Servizi agli studenti dell’Università Statale, durante la tavola rotonda di stamane a Milano in occasione della prima proiezione del docufilm “Tutto il male del mondo” sull’uccisione in Egitto nel 2016 del giovane ricercatore giuliano, collega la vicenda Regeni al diritto allo studio e alla ricerca, arrivando a definirlo “anche un morto sul lavoro”. Ricorda l’impegno dell’ateneo milanese fin dal 2017, quando fu tra i primi ad aderire alla campagna di Amnesty con lo striscione per Giulio. “I diritti non sono sulla carta, sono veri quando sono per tutti”, afferma, avvertendo: “Pensare che possano essere calpestati perché non riguardano noi significa prepararci a essere i prossimi”. Simonetta sottolinea anche la condizione dei ricercatori: “Giulio è l’esempio di tanti studenti, dottorandi, ricercatori precari”, evidenziando come il diritto alla ricerca debba tradursi anche in condizioni materiali dignitose. Infine il richiamo al valore della conoscenza: “Interagiamo spesso in maniera militare con società che non conosciamo”, mentre figure come Giulio dimostrano quanto sia fondamentale studiare le comunità per evitare errori nelle relazioni internazionali. Un impegno che l’ateneo continua anche accogliendo studenti da contesti di crisi, come quello palestinese.
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