ROMA – L’attacco di Donald Trump a Papa Leone lo ha messo in una posizione difficile davanti all’elettorato Maga, cattolico e conservatore, di cui J.D. Vance è punto di riferimento nell’amministrazione statunitense. Ancora prima ha dovuto ‘cedere’ al suo leader sulla linea con l’Iran, che di certo non è popolare a chi crede fermamente nella fede dell’America First, e già si era ritrovato in una posizione molto scomoda.
VANCE, DA CHE PARTE STA
Ma il vice presidente degli Usa, resta fedele al suo presidente anche nella querelle con il primo Papa a Stelle e strisce. In un intervista a Fox News, Vance è infatti intervenuto chiarendo al mondo da che parte sta: “Credo certamente che, in alcuni casi, sarebbe meglio per il Vaticano attenersi alle questioni morali e lasciare che il presidente degli Stati Uniti si limiti a dettare la politica pubblica americana”, ha sentenziato colui che porta la bandiera del cattolicesimo alla Casa Bianca.
Vance ha così difeso Trump, le sue parole contro Papa Leone definito “debole” e “terribile per la politica estera”, la sua immagine realizzata con l’IA in cui si era trasformato addirittura nel Messia guaritore e ha difeso così tutte le ‘follie’ compiute e dette in una giornata senza precedenti nelle relazioni tra un presidente americano e un Pontefice. Eppure lo stesso popolo Maga sui social e anche con dichiarazioni pubbliche dei propri leader si era espresso chiaramente contro il Tycoon. Ma non è bastato a far arretrare il vice.
LA CONVERSIONE, L’ARRIVO A WASHINGTON E LA POSSIBILE CORSA ALLA PRESIDENZA 2028
J D Vance si è convertito al cattolicesimo recentemente: è stato battezzato nel 2019, dopo un percorso intellettuale e spirituale cominciato quando era un marine in Iraq, incaricato delle pubbliche relazioni, e alimentato dalla lettura della Città di Dio di Sant’Agostino (così recita la sua biografia). Arrivato a Washington poco più di tre anni fa come senatore dell’Ohio al primo mandato, aveva una rete di contatti politici piuttosto limitata. Oggi invece Vance può godere, secondo Politico, di una rete di contatti nel mondo del lobbying e della raccolta fondi in grado di sostenere la sua possibile corsa alla presidenza nel 2028. Però, in questa corsa, dovrà vedersela con un altro cattolico vicino a Trump: Marco Rubio. La Conservative Political Action Conference (CPAC) in un sondaggio, ritiene questo suo ‘avversario’ più competitivo per un dopo Trump, sul terreno della credibilità, soprattutto sui dossier internazionali. E non a caso il segretario di Stato sulla vicenda Trump-Leo non si è fatto sentire (per ora), anche se di sicuro la cancellazione del post su Truth del presidente- forse- ha il suo zampino.
IRAN E LIBANO, LE MISSIONI PARALLELE DI VANCE E RUBIO
L’ex marine, punta di diamante del mondo Maga, ha dovuto prima mandare giù l’amaro boccone della Epic Fury, l’attacco all’Iran rispetto cui la sua base ha manifestato palese contrarietà. La guida del negoziato di pace a Islamabad potrebbe rappresentare sì un’occasione di riscatto, ma il primo round fallimentare è stato invece un altro autogol. Forse una missione impossibile scritta in partenza. I dogma dell’America First- meno spese militari, meno rischi per i soldati, stabilità ottenuta con la negoziazione- valgono sia per l’elettorato Maga e sia per quello neo conservatore, quest’ultimo rappresentato anche dal segretario di Stato per gli Usa Rubio a cui ora spetta invece un altro incarico. Axios riferisce infatti che parteciperà ai colloqui tra Israele e Libano, ospitando un incontro tra gli ambasciatori dei due Paesi a Washington per avviare negoziati bilaterali. Insomma, Vance e Rubio, Iran e Libano, due missioni parallele che mettono in competizione diretta i due papabili candidati alle Presidenziali 2028.
IL DIFFICILE EQUILIBRISMO DI VANCE: LA PREVISIONE DELL’ESPERTO
Massimo Faggioli, storico delle religioni, esperto di cattolicesimo americano e conciliarismo, in una intervista su Avvenire, vede il rapporto con il cattolicesimo centrale per Vance, più che per Rubio. “La sua conversione coincide con l’entrata in politica. Non a caso ha cercato spesso di trovare sponde in Vaticano con Francesco o con Leone”. Lo stesso Faggioli spiega l’equilibrismo cui è costretto l’ex marine: “Ora non sarà facile per lui, dunque, restare fuori dalla mischia. A essere in forte imbarazzo, poi, è l’élite intellettuale della destra, in cui il peso dei cattolici è aumentato”. La previsione? “Passato lo choc, potrebbe decidere di ribellarsi”, è il verdetto dell’esperto. Perché forse Trump ha superato il limite: “Attaccando il Papa ha violato l’ultimo tabù agli occhi della destra religiosa, la quale sta comprendendo di essere stata utilizzata dal trumpismo”. In gioco c’è una posta troppo alta, il dopo Trump alla Casa Bianca.
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.it
