BERGAMO – Antonio Misiani, senatore della Repubblica e responsabile economico del Pd, porta all’assemblea nazionale Ali 2026 “Una città per cambiare” una preoccupazione molto concreta: il rischio che, finita la spinta del PNRR, l’Italia resti senza una strategia per crescita e investimenti. Dal palco di Bergamo, dopo aver rivendicato il cambio di passo della città “con grandi progetti di investimento” e “risorse del PNRR che questa città, come tante altre comunità locali, sta cercando di utilizzare fino all’ultimo euro”, Misiani allarga subito lo sguardo al quadro nazionale e traccia una diagnosi severa. “L’Italia ha chiuso nel 2025 con una crescita modestissima, lo 0,5%, meno della metà della media europea, nonostante l’apporto del PNRR”, dice, aggiungendo che il Paese si trova davanti a “una crisi energetica” che rischia di riaccendere l’inflazione e colpire soprattutto economie dipendenti dai combustibili fossili e con spazi fiscali ridotti.
MISIANI: “A QUALE PREZZO È STATO COSTRUITO QUESTO RISANAMENTO?”
Misiani riconosce che sul riequilibrio dei conti pubblici “i risultati vanno riconosciuti”, ma mette subito la domanda politica al centro: “Chiediamoci però, a quale prezzo è stato costruito questo risanamento?”. La sua risposta è una sequenza di capitoli che chiama direttamente in causa i territori: pressione fiscale “al livello più alto dal 2014”, calo in rapporto al Pil di spese essenziali come sanità, istruzione, ricerca, innovazione, politiche industriali e lotta alla povertà, più i sacrifici chiesti agli enti locali. “È stato chiesto molto ai comuni, alle province, alle città metropolitane”, afferma, parlando di miliardi sottratti a parte corrente e investimenti e osservando che “oggi poi vengono chiamati diversamente i tagli di parte corrente. Si chiamano accantonamenti, ma la sostanza non cambia”.Il punto più politico arriva però sul dopo PNRR. “Nel 2026 tutto questo finisce. Ad agosto 2026 il piano nazionale per la ripresa e resilienza termina”, ricorda Misiani, e da lì pone la questione che considera cruciale: “E dopo che cosa succede?”. A suo giudizio il governo non ha ancora dato risposta né su come continuare a finanziare gli investimenti degli enti locali e delle amministrazioni centrali, né su come coprire le spese di gestione delle opere che si stanno completando. “Quando fate una tranvia piuttosto che un asilo nido o un nuovo edificio scolastico poi bisogna pagare le persone che ci lavorano, le spese di gestione e da questo punto di vista non c’è un piano”, avverte.Per questo, secondo il senatore dem eletto a Bergamo, il nuovo piano strutturale pluriennale di bilancio che seguirà alle elezioni del 2027 “non può e non deve essere scritto a Roma da qualche burocrate del Ministero dell’Economia e delle Finanze”, ma “deve essere costruito insieme a voi, con i comuni, con le province, con le città metropolitane, con le parti sociali”. Dentro questa cornice, Misiani assegna ad Ali un ruolo preciso: “può e deve essere protagonista” nel portare la prossima campagna elettorale “lontana dalle fesserie” e il più vicino possibile “alle priorità vere di questo Paese”. Per lui la sfida è tutta qui: costringere la politica a misurarsi sui bisogni reali dei territori e impedire che, chiusi i cantieri del PNRR, si apra un vuoto che i Comuni pagherebbero per primi.
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