ROMA – Dopo poco più di un mese di guerra con l’Iran, il bilancio per gli Stati Uniti non è solo operativo, ma anche industriale. Il consumo di munizioni è stato tale da avvicinarsi ai limiti delle scorte disponibili, con effetti immediati sulla prontezza globale. Dall’inizio del conflitto, a fine febbraio, le forze armate hanno impiegato circa 1.100 missili da crociera stealth a lungo raggio JASSM-ER, sistemi progettati per scenari ad alta intensità come un confronto con la Cina. A questi si aggiungono oltre 1.000 missili Tomahawk, una quantità pari a circa dieci anni di acquisti ai ritmi attuali. Lo spiega il New York Times.Sul fronte della difesa aerea, il Pentagono ha utilizzato più di 1.200 intercettori Patriot, ciascuno con un costo superiore ai 4 milioni di dollari, oltre a più di 1.000 missili terrestri Precision Strike e ATACMS. Il risultato è un livello di scorte giudicato critico da fonti interne e da membri del Congresso.Per sostenere lo sforzo bellico, Washington ha trasferito rapidamente armamenti da altri teatri, in particolare dall’Asia e dall’Europa. Una scelta che, secondo funzionari dell’amministrazione e del Congresso, ha ridotto la capacità di risposta nei confronti di potenziali avversari come Russia e Cina, imponendo al tempo stesso un’accelerazione sulla produzione industriale.Il conflitto ha evidenziato anche un nodo strutturale: la dipendenza da sistemi ad alto costo, soprattutto nel campo della difesa missilistica, e le difficoltà dell’industria nel produrre rapidamente alternative più economiche, come i droni d’attacco.Il Dipartimento della Difesa non ha diffuso dati ufficiali sul totale delle munizioni impiegate nei 38 giorni di guerra, limitandosi a indicare oltre 13.000 obiettivi colpiti. Una cifra che non riflette il volume reale di armamenti utilizzati, dato che molti bersagli vengono attaccati più volte. Le stime sui costi complessivi variano tra i 28 e i 35 miliardi di dollari, con una media vicina al miliardo al giorno. Nei primi due giorni di operazioni, il consumo di munizioni ha superato i 5 miliardi.La ricostituzione delle scorte si presenta complessa. Ai ritmi attuali, potrebbero essere necessari anni per tornare ai livelli precedenti. Alcune categorie di armamenti, in particolare quelle legate all’attacco al suolo e alla difesa antimissile, erano già limitate prima del conflitto e risultano ora ulteriormente ridotte.La Casa Bianca respinge l’idea di una carenza critica, sottolineando la solidità complessiva dell’arsenale statunitense. Il Pentagono evita invece di entrare nel dettaglio delle capacità residue, citando motivi di sicurezza operativa.Sul piano politico, cresce la pressione per aumentare gli investimenti nella produzione di munizioni. Il Dipartimento della Difesa ha avviato accordi pluriennali con grandi appaltatori per espandere la capacità industriale, inclusa la produzione di intercettori e sistemi avanzati come il THAAD. Tuttavia, l’attuazione di questi piani resta legata all’approvazione di nuovi finanziamenti da parte del Congresso.Nel frattempo, il ritmo operativo resta elevato e continua a incidere sulle scorte. I missili JASSM-ER, ad esempio, sono stati impiegati in larga parte dell’arsenale disponibile, mentre i Tomahawk restano una componente chiave anche per eventuali scenari futuri, soprattutto nel Pacifico.Le conseguenze si riflettono su tutti i comandi regionali. In Europa, la disponibilità di sistemi essenziali per la difesa del fianco orientale della NATO si è ridotta, insieme alle attività di addestramento. In Asia, l’impatto è ancora più marcato: il trasferimento di unità navali, sistemi di difesa aerea e contingenti militari verso il Medio Oriente ha indebolito la postura americana nella regione.Tra gli equipaggiamenti riallocati figurano anche missili Patriot e intercettori THAAD precedentemente schierati in Corea del Sud. Una scelta che modifica temporaneamente l’equilibrio difensivo in un’area già esposta alla minaccia nordcoreana. A questo si aggiungono i costi indiretti del conflitto, inclusa la perdita di velivoli durante operazioni di recupero, stimata in centinaia di milioni di dollari. Parallelamente, il prolungato impiego di navi e aerei sta aumentando l’usura dei mezzi e complicando la manutenzione.
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