ROMA – “La guerra in Iran mette a rischio una quota molto importante del petrolio mondiale. Gli otto Paesi producono circa il 30% del petrolio mondiale e quello che passa verso lo stretto di Hormuz è circa il 20% del petrolio che viene scambiato nel mondo. L’importanza di quest’area è perché rifornisce di fatto gran parte del mondo avanzato e dei Paesi emergenti. Per far capire anche cosa significa la chiusura dello stretto di Hormuz abbiamo provato a simulare alcuni scenari di chiusura, all’80% e complessiva. La chiusura sia parziale che totale dello stretto di Hormuz ci consentono un’autonomia a livello globale che va dai sei agli undici mesi e, di questi, due sono già trascorsi”. Lo ha detto Alessandro Fontana, direttore del Centro studi di Confindustria, in audizione davanti alle Commissioni riunite Bilancio di Camera e Senato in merito all’attività conoscitiva preliminare all’esame del Documento di finanza pubblica 2026.
“IL PROLUNGAMENTO DELLA GUERRA METTEREBBE A RISCHIO 22 MLD DI EXPORT”
“In questa prima fase ciò che stiamo vedendo è un rallentamento di consumi e investimenti e un innalzamento dei prezzi, che riguarda naturalmente le materie prime energetiche ma non solo, e questi si ribaltano sull’aumento dei costi di produzione per le imprese e anche l’aumento dell’inflazione con riduzione del reddito disponibile per le famiglie, che quindi tendono ulteriormente a ridurre il consumo. Ma l’allungamento e la persistenza di questa guerra attacca anche la quota di approvvigionamento italiana da quei Paesi, in particolare di petrolio – siamo oltre il 16% – ma anche di gas, e poi attacca anche la quota di export: abbiamo esportato nel Golfo nel 2025 circa 22 miliardi di euro di merci e rispetto al 2019 questa quantità è salita del 76%, più del doppio di quello che è salita la media dell’export extra-europeo. È chiaro che il prolungamento della guerra mette a rischio la possibilità anche di mantenere livelli di export di questo tipo”. Lo ha detto Alessandro Fontana, direttore del Centro studi di Confindustria, in audizione davanti alle Commissioni riunite Bilancio di Camera e Senato in merito all’attività conoscitiva preliminare all’esame del Documento di finanza pubblica 2026.
“CON GUERRA FINO ALLA FINE DELL’ANNO, +7,6% IL COSTO DELL’ENERGIA, PARI A 21 MLD”
“Se la guerra arrivasse fino a giugno noi rischiamo di avere un aumento dei costi di circa 7 miliardi e un punto in più di incidenza dei costi energetici sul totale dei costi delle imprese. Se dovesse arrivare invece a fine anno addirittura arriviamo quasi al 7,6% di incidenza dei costi complessivi, con un aumento di oltre 21 miliardi”. Lo ha detto Alessandro Fontana, direttore del Centro studi di Confindustria, in audizione davanti alle Commissioni riunite Bilancio di Camera e Senato in merito all’attività conoscitiva preliminare all’esame del Documento di finanza pubblica 2026.
“LE IMPRESE DELL’UE MOLTO PIÙ COLPITE RISPETTO AL RESTO DEL MONDO”
“L’altro elemento preoccupante” della guerra in Iran “è che le imprese che operano nell’Unione europea sono molto più colpite di quello che riguarda il resto del mondo”. Lo ha detto Alessandro Fontana, direttore del Centro studi di Confindustria, in audizione davanti alle Commissioni riunite Bilancio di Camera e Senato in merito all’attività conoscitiva preliminare all’esame del Documento di finanza pubblica 2026.
“SE LA GUERRA ANDRÀ AVANTI, SI RISCHIA UNA CRISI SISTEMICA”
“È chiaro che se la guerra finisse oggi gli impatti potrebbero essere gestibili. La durata è fondamentale, se fosse breve si potrebbe gestire, ma se continuiamo ad andare avanti sicuramente diventerà più problematico: qualora dovesse prolungarsi per molto tempo potrebbe portare fino addirittura a diventare una crisi sistemica”. Lo ha detto Alessandro Fontana, direttore del Centro studi di Confindustria, in audizione davanti alle Commissioni riunite Bilancio di Camera e Senato.
“LE ISTITUZIONI EUROPEE? INADEGUATE, È GIUNTO IL MOMENTO DI FEDERARCI”
“Siamo arrivati a un punto in cui le istituzioni europee sono assolutamente inadeguate a fronteggiare le attuali sfide: difesa comune, politica industriale, politica estera, politica energetica, stabilizzazione macroeconomica. Occorre superare questa fase e probabilmente non lo possiamo fare da soli perché saremmo ancora più deboli: occorre lavorare per federarsi con chi ci sta in modo da recuperare quella tempestività e l’efficacia delle decisioni che hanno tipicamente i Governi sovrani, ma avere anche una dimensione adeguata a livello globale per poter competere con attori internazionali come Cina e Stati Uniti, che non possono essere fronteggiati da un Paese di 55 milioni di abitanti da solo”. Lo ha detto Alessandro Fontana, direttore del Centro studi di Confindustria, in audizione davanti alle Commissioni riunite Bilancio di Camera e Senato in merito all’attività conoscitiva preliminare all’esame del Documento di finanza pubblica 2026.
“CON LA GUERRA FINO FINE ANNO, LA PIÙ GRAVE CRISI ENERGETICA DELLA STORIA”
“Una guerra in Iran più lunga, che arrivi a fine anno, potrebbe proiettarci a tutti una più grave crisi energetica della storia, e con gli impatti conseguenti probabilmente sarebbe una crisi sistemica”. Lo ha detto Alessandro Fontana, direttore del Centro studi di Confindustria, in audizione davanti alle Commissioni riunite Bilancio di Camera e Senato in merito all’attività conoscitiva preliminare all’esame del Documento di finanza pubblica 2026.
“SERVE UN PNRR DELL’ENERGIA, MILESTONE E TARGET PER SUPERARE VULNERABILITÀ”
“Per quanto riguarda l’Italia, la nostra principale vulnerabilità è chiaramente l’energia, è già successo due volte recentemente e credo che rimarrà tale sicuramente anche per altri anni. Sarebbe importante adesso mettere giù e avere una strategia per superare questa strategia, una strategia che sia quasi a milestone e target, un po’ come abbiamo fatto per il Pnrr, in cui identifichiamo dei tempi e ci fissiamo degli obiettivi, perché altrimenti rischiamo di ritrovarci molte altre volte in una situazione come questa, anche qualora questa dovesse risolversi nel modo migliore possibile”. Lo ha detto Alessandro Fontana, direttore del Centro studi di Confindustria, in audizione davanti alle Commissioni riunite Bilancio di Camera e Senato in merito all’attività conoscitiva preliminare all’esame del Documento di finanza pubblica 2026.
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