ROMA – Era il 30 aprile 1986 quando l’Italia si affacciò per la prima volta sulla rete globale. Alle ore 18, dalla sala macchine del Cnuce, Centro Nazionale Universitario di Calcolo Elettronico del Cnr di Pisa, partì il primo comando “ping” verso Roaring Creek, in Pennsylvania. Pochi istanti dopo, dagli Stati Uniti arrivò la risposta: “Ok”. L’Italia era in rete.
UN GESTO TECNICO, NON UN EVENTO MEDIATICO
A lanciare quel segnale fu il ricercatore Blasco Bonito, che comunicò con un nodo americano già connesso ad Arpanet, la rete progenitrice di Internet. L’impresa era il risultato di anni di lavoro: il padre del progetto fu Luciano Lenzini, professore del Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione dell’Università di Pisa, che aveva collaborato con Bob Kahn, uno dei pionieri mondiali di Internet.
Nonostante la portata storica dell’evento, la notizia fu del tutto ignorata dalla stampa, presa da altri fatti di cronaca, su tutti il disastro nucleare di Chernobyl, avvenuto solo quattro giorni prima.
INTERNET NEL 1986
Internet all’epoca era considerato un progetto sperimentale destinato esclusivamente al mondo accademico. Il collegamento italiano serviva a scambiare dati tra centri di ricerca e università, nessun sito web, nessuna email di massa, nessun social.
La connessione viaggiava su rete satellitare atlantica SATNET a soli 28 kilobit al secondo, e per raggiungere i nodi della rete esistevano solo codici numerici: una tabella di indirizzi IP, poco più di un centinaio in tutto il mondo, che si consultava come un elenco telefonico.Solo l’anno successivo, nel 1987, il CNR registrò il primo dominio italiano ,”cnuce.cnr.it”, dando vita al registro “.it”. E la vera svolta di massa arrivò soltanto agli inizi degli anni Novanta, con l’invenzione del Web.
LA DISTANZA CON OGGI: UN ABISSO TECNOLOGICO
Il confronto con il presente è vertiginoso. Da una connessione a 28 kbps si è passati a reti in fibra ottica ad altissima velocità; da un centinaio di indirizzi IP numerici a miliardi di dispositivi sempre connessi, smartphone, tablet, oggetti domestici. Il solo registro “.it” conta oggi oltre 3 milioni e 400mila domini.Il Mac del 1984 da cui partì quel primo ping, oggi conservato al Museo degli Strumenti per il Calcolo di Pisa, è il simbolo di un’era lontanissima: poi arrivarono il Wi-Fi e gli smartphone, e Internet si trasformò da strumento per addetti ai lavori a infrastruttura per tutti.
Con quel collegamento del 30 aprile 1986, l’Italia divenne il quarto Paese in Europa ad agganciarsi alla rete. Nessuno, in quella sala di Pisa, immaginava che da un semplice segnale di risposta sarebbe nata la struttura portante della società contemporanea.
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