domenica, 3 Maggio 26

VIDEO | Il medico bolognese a Gaza: “Ancora bombe, non è vera tregua”

MondoVIDEO | Il medico bolognese a Gaza: “Ancora bombe, non è vera tregua”

BOLOGNA – Quella a Gaza “non è una pace. È una tregua, peraltro guerreggiata. Le bombe si sentono ancora e la situazione è la stessa di mesi fa: drammatica”. A testimoniarlo è Giorgio Monti, Coordinatore medico clinica di Emergency a Gaza e medico del Policlinico Sant’Orsola di Bologna, in città per qualche giorno prima di tornare alla sua missione umanitaria. “La situazione a Gaza è sostanzialmente la stessa di mesi fa- spiega, incontrando la stampa oggi in Sala Borsa- abbiamo meno bombe nella zona umanitaria, che non significa assenza di bombe. E la situazione sul campo è la stessa: non ci sono ospedali, non c’è cibo, l’acqua è un bene prezioso. Nella nostra clinica, dove abbiamo ancora farmaci, non abbiamo garze e le stiamo tagliando in quattro per farle durare di più per le medicazioni. Quindi la situazione è ancora assolutamente drammatica”.

LA TREGUA GUERREGGIATA TRA TENDE, MACERIE E MIGLIAIA DI INVALIDI

Quella in vigore dopo il cessate il fuoco, dunque, “non è una pace: è una tregua- sostiene Monti- e tra l’altro è una tregua guerreggiata. Le bombe si sentono, quotidianamente, a volte anche nell’area umanitaria. E soprattutto non si ha la più pallida idea di cosa succederà. Non si sa chi ha il comando del territorio, chi gestirà la sicurezza e la sanità, cosa succederà ai ministeri, chi farà tutte quelle cose che servono alle persone per vivere oggi”. A proposito della Striscia, continua il medico bolognese, “si parla molto di ricostruzione. Ma riporto il dato di uno studio: per ogni metro quadro della Striscia di Gaza ci sono 170 chili di macerie e per liberare il territorio ci vorrebbero sei mesi, con 50 delle macchine più moderne che a Gaza non ci sono. Quindi serviranno dai due ai 20 anni per togliere le macerie. Poi bisognerà ricostruire. La situazione è davvero difficile”.Oltre alle decine di migliaia di bambin morti, “la Striscia di Gaza ha il primato mondiale per bambini amputati- sottolinea Monti- sono oltre 4.000 quelli amputati di almeno un arto. E non ci sono strutture riabilitative. Inoltre, una persona su quattro tra i feriti ha delle sequele invalidanti e ha bisogno di supporto perché a rischio vita. Il numero dei disabili totali a Gaza è circa 60.000”. La Striscia di Gaza, spiega poi il medico del Sant’Orsola, “è lunga come da Bologna a Castel San Pietro e dentro ci stanno due milioni di persone. C’è una densità abitativa che è 10 volte quella della Bolognina. Ma nelle tende, senza palazzi. L’acqua costa fino a cinque euro al litro. I bambini e le donne sono la popolazione fragile e sono a rischio vita, ma anche psicologicamente sono a rischio devastazione”.È vero che rispetto alla guerra senza quartiere portata avanti dal Governo israeliano nei mesi scorsi “va un po’ meglio- ammette Monti- lo devo dire, altrimenti siamo quelli che si lamentano sempre: ho chiesto per un anno che si fermasse la guerra totale, e ora su questo va un po’ meglio. Ma non c’è chiarezza per il futuro, serve un passo in più”. Secondo il medico, “la pressione internazionale e l’impegno di tutti hanno fatto la differenza”. L’invito è a continuare. “Serve a noi- dice Monti- per sentirci supportati, perchè a volte è dura: non esiste un posto sicuro a Gaza”. E poi “abbiamo bisogno di sensibilizzazione- prosegue- di occhi aperti, gente che si informi e sostegno. Nulla può entrare se non attraverso chi è già dentro. Martedì rientrerò e porterò solo le cose personali: non si possono portare farmaci o materiali. Quindi il sostegno a chi è dentro è l’unico modo per aiutare questi due milioni di disperati”.

LA RACCOLTA FONDI “NON UNO DI PIÙ ” PER LA CLINICA A GAZA

Il Policlinico Sant’Orsola e l’Ausl di Bologna hanno lanciato due mesi fa la campagna ‘Non uno di più’ a sostegno della clinica di Emergency a Gaza. Finora sono stati raccolti 41.000 euro grazie a quasi 800 donazioni: l’obiettivo è arrivare a 100.000 euro nel giro di un anno. “Il nostro è un ospedale indipendente- spiega Monti- lavoriamo secondo i nostri protocolli e progetti, non prendiamo ordini. Stiamo facendo un lavoro importante, vediamo circa 500 persone ogni giorno nelle nostre cliniche: medicina di base, stabilizzazione dei feriti, malati cronici, consultorio materno-infantile, vaccinazioni per bambini. Facciamo cose che servono alla popolazione tutti i giorni, speriamo di poterlo continuare a fare. Questa iniziativa è stata una boccata d’ossigeno importante, perché ci dobbiamo finanziare con la generosità della gente. E il fatto che il mio ospedale sia con me, non solo lasciandomi andare, ma pagandomi lo stipendio anche in questo modo, mi rende orgoglioso”.Il dottor Monti “è un figlio del Sant’Orsola- dice con altrettanto orgoglio la direttrice generale Chiara Gibertoni- è un nostro fratello e nel suo impegno c’è il cuore della nostra comunità”. Poi aggiunge: “Si avvicina il Natale, in questo momento anche di sobrietà, abbiamo bisogno e spero che questa campagna trovi una grande adesione, perchè è evidente e struggente questa disparità. Spero che il Natale porti tanta generosità e tanta attenzione per questo disastro umanitario”. Anche per la vicesindaca Emily Clancy, “è fondamentale tenere alta l’attenzione, soprattutto in questa fase di cosiddetta tregua, perchè continuano i bombardamenti. E’ nostro dovere dare visibilità a questa campagna e a fare in modo che la città sia ancora una volta solidale”. Michele Meschi, direttore sanitario dell’Ausl di Bologna chiosa: “Essere vicini non solo a parole, ma in maniera concreta, è il minimo che si può fare”.
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