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Il Tribunale toglie i bambini ai genitori che li facevano vivere nel bosco: sono in struttura protetta

MondoIl Tribunale toglie i bambini ai genitori che li facevano vivere nel bosco: sono in struttura protetta

BOLOGNA – Il Tribunale dei minori dell’Aquila ha deciso di togliere i bambini ai genitori che vivono in una casa nei boschi di Palmioli, in provincia di Chieti in Abruzzo, e sistemarli in una struttura protetta. Il provvedimento è stato eseguito ieri: sospende la potestà genitoriale in via esecutiva e prevede il collocamento dei minori in una comunità educativa per un periodo di osservazione. L’intervento è stato gestito dai servizi sociali alla presenza dell’avvocatessa Marika Bolognese, curatrice speciale nominata dal Tribunale per i minori dell’Aquila. Nathan Trevallion, il padre, ha spiegato che dopo una trattativa tra il loro avvocato (Giovanni Angelucci) e i servizi sociali, è stato accordato alla madre, Catherine, di andare anche lei a vivere nella struttura protetta di Vasto dove sono stati accompagnati i bambini: una femmina di otto anni e due gemelli di sei. Il padre parla comunque di bambini “strappati ai genitori” e di una vicenda per cui rimarranno “traumatizzati”. La decisione del Tribunale dell’Aquila è destinata a far discutere a lungo. Già ora, ci sono stati molte voci che si sono levate per dire che è stato sbagliato intervenire per allontanare i bambini da una vita in cui stavano bene e non mostravano segni di sofferenza.

La storia della famiglia Trevallion aveva tenuto banco, sui giornali, nelle ultime due settimane. Da quando aveva iniziato a circolare la notizia del rischio che i due genitori perdessero la potestà genitoriale avendo deciso di vivere ,con i loro tre figli, in una casa colonica nei boschi di Palmoli, in provincia di Chieti, senza riscaldamento e senza acqua corrente. Utilizzando stufe a legna e riserve di acqua. Il bagno? In casa non c’è, la toilette funziona con un sistema a compost ed è all’esterno dell’abitazione. Catherine Birmingham è australiana e ha 45 anni, Nathan Trevallion ne ha 51 ed è britannico: è stato il Corriere della Sera a raccontare la storia di questa famiglia che aveva deciso di crescere i figli in mezzo alla natura, ricorrendo a sistemi ecologici ed ecosostenibili. E scegliendo di non mandarli a scuola ma di praticare l’home schooling. L’attenzione dei servizi sociali si è cominciata a concentrare sui di loro quando un anno fa, alla fine del 2024, sono finiti tutti in ospedale per un’intossicazione da funghi. Poi man mano sono state fatte indagini sulla situazione della famiglia, sulla casa in cui vivevano e si è fatta strada la possibilità che il Tribunale, come poi è successo, mettesse in dubbio la potestà genitoriale. L’intervento dei giudici è stato contestato da molte persone e ha suscitato una grande partecipazione, con migliaia di firme raccolte nelle ultime settimane a sostegno della tesi di lasciare i bambini con i loro genitori. Ma questo non ha fermato la vicenda giudiziaria, che ieri appunto è arrivata all’epilogo: patria potestà sospesa e ordine di spostare i bambini in una struttura protetta. Nathan Trevallion, ieri, ha seguito in auto i veicoli dei servizi sociali ed è andato a vedere la struttura di Vasto in cui moglie e bambini ora si trovano.

Tra le motivazioni del provvedimento, il magistrato ha riportato le condizioni vissute dai minori nell’ex casa colonica: un immobile con criticità senza acqua corrente, luce, gas e bagno. Inoltre, i giudici sostengono che i genitori abbiano “leso il diritto alle relazioni” dei tre bambini, visto che non li mandano a scuola e studiano a casa con il metodo dell’un-schooling e non hanno possibilità di socialità con coetanei. I genitori, nelle scorse settimane, pur essendo convinti sostenitori dell’home schooling, avevano per la verità spiegato di aver provato di recente a mandare a scuola i bambini, ma che erano stati loro stessi a non volerci andare, per il troppo rumore che c’era. 

Per impugnare il provvedimento del Tribunale ci sono 10 giorni, ha spiegato l’avvocato della famiglia Giovanni Angelucci. I giudici hanno messo in discussione “sia lo stato di salute, sia il livello di istruzione perché non frequentano la scuola ma ricevono l’educazione parentale. I genitori sanno che questo percorso è necessario per poter tornare alla vita che hanno sempre desiderato”.

Cosa farà il padre oggi? “Penserò prima a dar da mangiare ai nostri animali, perché non posso abbandonarli. Poi prenderò l’auto e andrò di nuovo davanti alla casa famiglia per vedere di cosa hanno bisogno Catherine e i piccoli. Porterò con me le loro valigie con tutto il necessario perché quando sono venuti a prelevarli hanno fatto in tempo soltanto a prendere lo stretto necessario per la notte”, ha detto Trevallion al Messaggero.
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