ROMA – Che la chiamiate “merenda escolar” o un pasto al giorno non fa differenza. L’importante è che ci sia, in classe o nel cortile di scuola, anche e soprattutto nei luoghi più difficili del mondo, tra i popoli violati dai conflitti, dalla Striscia di Gaza al Sudan e fino ad Haiti. Parliamo di un nutrimento e di un impegno, locale e globale, dai territori italiani alle “periferie” del pianeta. Prende ora la forma di una campagna di consapevolezza e raccolta fondi intitolata “Sport contro la fame”: si basa sul presupposto che il cibo è un diritto di tutti ma che non è affatto garantito a tutti.
“Giochiamo una partita del cuore contro la fame, in un mondo dove un bambino su quattro vive in una condizione di povertà alimentare, anche acuta”, spiega Ivana Borsotto, presidente della Focsiv, la Federazione degli organismi di volontariato internazionale di ispirazione cristiana. Parla nella sede della Fao, nella sala dedicata a Sheikh Zayed. Al suo fianco c’è Vittorio Bosio, presidente del Centro sportivo italiano (Csi).
Insieme hanno ideato e promuovono ora la campagna, che durerà 18 mesi e avrà numeri importanti: Focsiv è una rete di 98 organizzazioni di cooperazione al lavoro in un’ottantina di Paesi; Csi è una rete radicata nel territorio italiano, con oltre un milione e mezzo di iscritti. Il loro obiettivo è trasformare manifestazioni ed eventi sportivi in raccolte fondi per le persone più fragili e i Paesi più svantaggiati del mondo.Si comincerà dai bambini e dalle scuole, con una citazione di Nelson Mandela, eroe della lotta contro l’apartheid e primo presidente del Sudafrica democratico. “Diceva”, ricorda Borsotto, “che lo sport ha il potere di cambiare il mondo, di ispirare e unire i giovani in una lingua che comprendono naturalmente”.Bosio rilancia. “Lo sport è dove l’altro è un compagno di gioco, un fratello o una sorella da sostenere” dice. “Trovarsi qui vuol dire mettere l’energia della società civile al servizio della missione ‘fame zero'”. È un riferimento, il suo, all’obiettivo numero due dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. “Oggi”, sottolinea, “ringraziamo Focsiv per aver unito l’esperienza e la capillarità del volontariato internazionale alla forza educativa dello sport”.
La campagna nasce da un’urgenza. Come conferma Maurizio Martina, direttore generale aggiunto della Fao, “l’obiettivo ‘fame zero’ è ancora più lontano, a causa di tre crisi parallele, che sono le nuove guerre, il cambiamento climatico e gli effetti di shock economici e sociali derivanti da crisi come quella della pandemia di Covid-19”. Secondo Martina, oggi il valore della campagna è amplificato dal fatto che “multilateralismo e cooperazione internazionale vivono una fase molto critica”. Spiega il dirigente dell’organizzazione delle Nazioni Unite: “Investire in questo è un po’ come remare contro vento”.
La rotta da tenere però è quella, sottolinea monsignor Fernando Chica Arellano, osservatore permanente della Santa Sede presso la Fao, l’Ifad e il Programma alimentare mondiale. “Questa campagna”, evidenzia, “è anche una risposta al grido che si leva da tante zone di guerra, dall’Ucraina al Sudan, dalla Striscia di Gaza ad altri territori ostaggio di conflitti dimenticati”.
I progetti che saranno sostenuti sono 58, in 26 Paesi. Secondo le stime di Focsiv, garantiranno aiuto a circa 150mila persone, dall’Asia all’America Latina passando dall’Africa e dal Medio Oriente. Un’aula scolastica, dell’acqua pulita, un pasto nutriente, dalla Tanzania fino ad Haiti. E di come vadano le cose nel Paese caraibico racconta Maria Elena Marra, di La Salle Foundation, socia di Focsiv. “Tornare a scuola vuol dire tornare a mangiare”, spiega, portando testimonianze anche video di Port-de-Paix, un comune nel nord di Haiti, dove un istituto dei fratelli lasalliani accoglie circa 350 alunni. “Il Paese vive una situazione molto difficile, che si è aggravata il 7 luglio 2021, il giorno dell’assassinio del presidente Jovenel Moïse” sottolinea la responsabile della fondazione. “Oggi ci sono bande armate che controllano aree urbane e non solo, ostacolando nel quotidiano la vita delle famiglie”.
L’insicurezza è però anche economica. “La nostra scuola è così divenuta uno dei luoghi più sicuri per i bambini”, sottolinea Marra: “Ricevono da mangiare, un’istruzione di qualità e una nuova consapevolezza rispetto ai loro diritti”. Secondo la responsabile della fondazione, “il programma di supporto alimentare ad Haiti garantisce un pasto al giorno agli alunni e favorisce così anche la continuità nella frequenza scolastica, permettendo ai bambini di immaginare un domani”.
Di visioni dice Giampaolo Mattei, presidente di Athletica vaticana, organizzazione della Santa Sede, polisportiva e plurinazionale. Cita Nelson Evora, saltatore triplista e lunghista campione olimpico e mondiale originario di Capo Verde. “Una volta”, ricorda Mattei, “mi disse che non saltava nella sabbia della pedana ma verso l’infinito'”.
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