ROMA – Ora che il mondo è risalito sulla giostra di Putin, per un ennesimo giro che ci riporterà allo stesso identico punto tra qualche settimana, la domanda sul tavolo della pace resta sempre la stessa: che si fa? Che farà Trump? Ma soprattutto: che farà l’Europa davanti all’ultima provocazione russa? Quel “noi non vogliamo fare la guerra all’Europa, ma se loro vogliono combattere noi siamo pronti” dettato ai giornalisti un attimo prima di sedersi per 5 ore con gli emissari americani è l’ennesimo scarto che Putin dosa meticolosamente, una strategia della tensione mentre sul campo continua ad attaccare.
Il risultato è che, di nuovo, i colloqui tra Russia e Stati Uniti non hanno prodotto alcun progresso. Nonostante le pressioni esercitate su Kiev negli ultimi giorni, i negoziati a Mosca si sono conclusi senza intese: il Cremlino non accetta le proposte avanzate da Washington. Alla vigilia della riunione dei ministri degli Esteri della Nato a Bruxelles, il segretario generale Mark Rutte ha cercato di mantenere un tono fiducioso, affermando che “i colloqui di pace sono in corso”. Ha però ammesso che non è chiaro quando potranno concludersi e ha invitato l’alleanza a prepararsi a sostenere l’Ucraina “finché sarà necessario”. Rutte non ha commentato le ultime dichiarazioni di Putin.A preoccupare l’Europa è anche l’assenza del segretario di Stato americano Marco Rubio, che aveva espresso dubbi sulla Nato nei mesi scorsi. A rappresentare gli Stati Uniti al vertice sarà il suo vice, Christopher Landau. Rutte ha minimizzato la portata della mancata partecipazione, definendola “del tutto accettabile”.
Nella notte però è stato raggiunto un accordo politico per vietare tutte le importazioni di gas russo entro l’autunno 2027. L’intesa, riferisce l’AFP, punta a interrompere una dipendenza energetica che il blocco fatica a superare dal 2022 e rappresenta un compromesso tra Consiglio e Parlamento europeo, che chiedeva un cronoprogramma più rapido. Ma siamo dalle parti della montagna che produce il topolino.Secondo l’intesa, i contratti a lungo termine per il gas via gasdotto saranno vietati dal 30 settembre 2027 – o comunque non oltre il 1° novembre – a condizione che gli stoccaggi europei restino adeguati. Per il gas naturale liquefatto, lo stop ai contratti di lunga durata scatterà dal 1° gennaio 2027. Le forniture a breve termine verranno eliminate prima: dal 25 aprile 2026 per il GNL e dal 17 giugno 2026 per il gasdotto.La Commissione europea dovrà inoltre presentare un piano per porre fine alle importazioni di petrolio russo in Ungheria e Slovacchia entro la fine del 2027. Le nuove scadenze dovranno ora ottenere l’approvazione formale del Parlamento europeo e degli Stati membri. Nel frattempo Putin fa Putin, e la giostra continua a girare.
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