giovedì, 30 Aprile 26

Cuba, il cooperante: “Il blocco degli Stati Uniti sta causando una crisi mai vista”

MondoCuba, il cooperante: “Il blocco degli Stati Uniti sta causando una crisi mai vista”

ROMA – Il blocco completo alle importazioni di carburante imposto su Cuba dagli Stati Uniti “è la pietra tombale sulla capacità del Paese di approvvigionarsi di ciò che ha bisogno per vivere, perché qui le crisi sono cicliche, una così grave però non si era mai vista”. Federico Mei è coordinatore a Cuba dei progetti di Arcs – Culture solidali. L’agenzia Dire lo raggiunge all’Avana per capire l’impatto del blackout energetico sulla popolazione: “Le crisi energetiche non sono una novità- premette il responsabile, che risiede a Cuba da 15 anni- tuttavia il decreto emanato dall’amministrazione Trump lo scorso 29 gennaio”, con cui Cuba è stata dichiarata una minaccia nazionale per gli Stati Uniti, che hanno diffidato gli altri Paesi e vendergli carburanti, “ha peggiorato notevolmente la situazione. Prima, le crisi erano momentanee e si tornava abbastanza in fretta alla normalità. La mossa di Washington invece strangola l’economia”.

Cuba ha un’economia basata essenzialmente sull’importazione di prodotti dall’estero a partire dal carburante. Per rispondere alla crisi, riferisce ancora Mei, “il governo ha contingentato l’accesso al carburante, che è praticamente inaccessibile ai proprietari di veicoli privati. La crisi però si riversa comunque sui trasporti pubblici, sul commercio di derrate alimentari e altri prodotti, sui generatori elettrici, sul pompaggio dell’acqua, su tantissime cose”. Tra la popolazione, continua Mei, “c’è preoccupazione per la rigidità dell’amministrazione Trump, ma non c’è rassegnazione. Girando almeno tra le strade di L’Avana, ti accorgi che la vita va avanti. Credo che all’estero si racconti quello che succede a Cuba in maniera molto esagerata, sembra quasi che ci si aspetti che il popolo cubano volti le spalle a 60 anni di storia e non veda l’ora di accogliere a braccia aperte gli Stati Uniti”. Il coordinatore di Arcs argomenta: “In realtà i cubani vogliono che le loro condizioni di vita migliorino, non un altro padrone, e quindi spingono per trovare delle soluzioni alla crisi”.

Alcuni dei progetti di Arcs a Cuba (Photo Credits: Arcs Culture Solidali)

Per far fronte alla mancanza di carburante, il governo cubano sta da tempo promuovendo l’uso delle rinnovabili, una politica che trova un riscontro in progetti realizzati da Arcs anche con fondi della Cooperazione italiana o dell’8xmille alla Chiesa Valdese. Prosegue Mei: “A Guane, nella provincia occidentale di Pinar del Rio, presto avvieremo la produzione di energia elettrica derivante da un gassificatore, in cui la biomassa è la segatura proveniente dalla più grande segheria dell’isola”.
Anche altri programmi affrontano criticità differenti: “A L’Avana vecchia, dove lavoriamo per la salvaguardia del patrimonio storico e culturale”, sottolinea Mei, “promuoviamo anche interventi di gestione urbanistica sostenibile finalizzati al risparmio energetico, all’uso delle rinnovabili e al riutilizzo di materiali”. A Matanzas, a est della capitale, “interveniamo per rafforzare l’economia circolare”.

Qui, così come a L’Avana, Arcs ha promosso interventi di supporto alle industrie culturali e creative, dando priorità alle proposte provenienti da giovani e donne. L’obiettivo più generale è quello di favorire una gestione efficiente delle risorse e per soddisfare i bisogni primari e il miglioramento delle condizioni di vita della popolazione.
“Si tratta di temi molto sentiti- prosegue Mei- a partire dalla realizzazione di prodotti e servizi con risorse locali, riducendo la dipendenza dalle importazioni e valorizzando anche le capacità degli individui”. Anche in questo contesto, sottolinea il coordinatore, “potenziamo l’uso delle rinnovabili per dare autonomia alle strutture locali”.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.it

Check out other tags: