BOLOGNA – Di fronte al rischio infiltrazioni mafiose, il Comune di Bologna intende tenere gli occhi aperti “sul mondo del commercio e delle libere professioni, perchè l’intermediazione e lo spazio pubblico rischiano di essere oggi un mercato molto appetibile per queste presenze”. Lo afferma il sindaco Matteo Lepore partecipando alla seduta solenne che il Consiglio comunale e il Consiglio metropolitano hanno dedicato oggi alla Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie.
“VOGLIAMO USARE LA CERTIFICAZIONE ANTIMAFIA PER REGOLARE LE AUTORIZZAZIONI”
Anche per questo motivo insieme all’assessora Luisa Guidone (Commercio) e alla delegata Giulia Sarti (Legalità democratica e lotta alle mafie), continua Lepore, “stiamo non solo cercando di rafforzare il monitoraggio dei dati e delle concessioni e l’incrocio dei database, ma stiamo anche studiando come utilizzare la certificazione antimafia per il rilascio delle autorizzazioni e delle concessioni”. Aggiunge il sindaco: “Penso ad esempio allo spazio pubblico, ma non solo. Cioè dobbiamo garantirci che chi utilizza lo spazio pubblico ad esempio per un dehors, per un pubblico esercizio o per uno spazio di somministrazione non solo rispetti le norme, ma dimostri anche la massima trasparenza, perchè si tratta di un settore di forte rotazione e ricambio”.
“DOBBIAMO DARE PER SCONTATO CHE LE INFILTRAZIONI IN CITTÀ CI SIANO”
Del resto, “abbiamo visto durante e dopo il Covid tante realtà arrivare e investire con liquidità, dalle testimonianze a volte anche liquidità in contanti- sottolinea il primo cittadino- e questo ci preoccupa molto”. La provenienza di queste risorse, inoltre, “spesso è varia- continua Lepore- cioè di varie nazionalità e categorie, quindi dobbiamo aprire gli occhi perchè non solo di mafia italiana dobbiamo parlare”. Di certo, intanto, “dobbiamo dare per scontato che le infiltrazioni e le mafie siano presenti nella nostra città”, avverte Lepore.
Ci sono “motivi anche solo statistici e probabilistici. In un territorio ricco come il nostro non possiamo affatto dire che le mafie non siano presenti”, continua il sindaco, ricordando che “in tante occasioni abbiamo fatto esposti, abbiamo segnalato testimonianze e abbiamo collaborato”. Certo, sotto le Due torri ancora non ci sono stati processi assimilabili a Aemilia, “ma sicuramente ci sono state persone coinvolte- rimarca Lepore- e abbiamo visto crescere in diversi quartieri nuove attività economiche che possono anche essere avvicinate a situazioni opache”. Cosa ci sia effettivamente dietro “lo potranno dire solo le indagini e i Tribunali emettendo delle sentenze, però noi abbiamo voluto prendere posizione in alcuni percorsi giudiziari esponendoci come parte civile- ricorda il sindaco- perchè riteniamo che il Comune, nella logica di una comunità che può ricevare danni dalle mafie e dalle infiltrazioni, deve essere parte di una ricerca di verità, giustizia e legalità”. Perchè, aggiunge Lepore, “ci possono essere le grandi organizzazioni ma anche quelli che decidono di volerne fare parte e alzano la mano”. Già in questi anni “abbiamo visto realtà opache che hanno anche gestito spazi pubblici. Noi recentemente abbiamo deciso di entrare in possesso del Dlf utilizzando i fondi Pnrr, prima di noi quel patrimonio era nazionale e di un ente pubblico- continua Lepore- e alcuni protagonisti di percorsi giudiziari in corso lavoravano al suo interno e non a caso lì ci sono stati dei beni confiscati”.Il sindaco, infine, segnala che anche il ricordo delle vittime di mafie troverà spazio nel futuro Polo della memoria all’ex Ravone, perchè con questo tema “Bologna ha un forte legame storico: di fatti, di sentenze e anche di impegno civile”.
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