lunedì, 4 Maggio 26

FOTO | VIDEO | A Casa Glo arrivano orto sociale e fattoria didattica

PoliticaFOTO | VIDEO | A Casa Glo arrivano orto sociale e fattoria didattica

NAPOLI – “Gestire un bene confiscato per un ente del terzo settore è una sfida. Oggi siamo qui per testimoniare che le sfide si possono vincere, ma soltanto se c’è una collaborazione, se c’è una rete, se c’è il territorio, se c’è la comunità. L’idea dell’Orsa maggiore non è stata sempre solo quella di fare un centro per ragazzi con vulnerabilità e disabilità, ma aprire questo bene confiscato al territorio per testimoniare che un luogo di criminalità può diventare un luogo di bellezza”. Così Francesca D’Onofrio, presidente della cooperativa L’Orsa maggiore, alla presentazione dello studio ‘Esperienze e nuove sfide. Per riflettere sul riutilizzo sociale del bene confiscato e condividere buone pratiche’ che si è tenuta oggi a Casa Glo, la villa appartenuta al boss del narcotraffico Michele Zaza e trasformata nel 2010 dalla cooperativa in servizio diurno per persone vulnerabili con problemi di autonomia.

Il Comune di Napoli, inoltre, ha affidato a L’Orsa maggiore anche i piani sottostanti della villa La Gloriette e il terreno agricolo annesso di 11mila metri quadrati, che diventerà un’oasi della biodiversità con orto coltivato e fattoria didattica. Le nuove attività riguarderanno: cura dell’orto e degli animali, manutenzione degli spazi e delle attrezzature, accoglienza della comunità (fattoria didattica) raccolta, trasformazione e confezionamento prodotti chilometro zero. Le attività agricole saranno gestite dai partecipanti di Casa Glo, affiancati da operatori agricoli di tenuta Melofioccolo e operatori sociali de L’Orsa maggiore.

“I beneficiari delle nostre attività – spiega Gianluca Bove, responsabile del centro e curatore dello studio insieme a Nicoletta Gasparini, pediatra e socia della cooperativa – sono tutti ragazzi che hanno concluso il percorso scolastico e che hanno una lieve o media disabilità. L’idea è quella di lavorare sul potenziamento delle proprie autonomie, quindi ripensare il mondo della disabilità, lavorando sulle risorse e non sulle criticità”.Ancora Bove: “Le attività che svolgiamo qui sono tutte finalizzate al potenziamento delle autonomie dei ragazzi, sia intese come acquisizioni di competenze specifiche che vanno dal laboratorio della cucina, dall’area cognitiva, quindi lettura, scrittura, manipolazione del testo, sia autonomia relazionale, quindi tutti i percorsi di integrazione e inclusione finalizzati proprio alla promozione del benessere dei ragazzi e all’acquisizione di quelle soft skills necessarie per poi pensare a dei percorsi di inserimento sociali o lavorativi”.Dallo studio presentato è emerso che la composizione per età dei partecipanti alle attività di Casa Glo mostra nel tempo uno spostamento in avanti collocando la percentuale maggiore dopo i 30 anni. Nel centro giungono anche richieste di inserimento per persone adulte, ultraquarantenni per i quali i familiari chiedono spazi di incontro. Inoltre, un ampio spazio è stato dedicato all’analisi delle famiglie per comprendere il contesto di vita prevalente dei giovani, guardarne le risorse e i punti di fragilità. Il 93% dei giovani risiede a Napoli e proviene dall’area flegrea (28% tra Municipalità 9 e 10) e dal territorio limitrofo alla sede (39% tra Municipalità 1 e 5). Ciò si spiega sia per la collocazione territoriale che facilita l’accesso, sia per la cooperazione storica della cooperativa con i servizi socio sanitari e le scuole delle municipalità 1 e 5. Il 7% viene dalla area metropolitana. Inoltre si rileva una prevalenza di genere maschile: un’ipotesi è che le giovani vulnerabili vengano più facilmente gestite in famiglia, con maggiore rassegnazione e anche attribuendo loro compiti domestici, mentre la presenza maschile in casa viene vissuta con più inquietudine.All’incontro moderato dalla giornalista Serena Bernardo, hanno partecipato Antonio De Iesu, assessore alla Legalità del Comune di Napoli, Simona Di Monte, avvocata generale presso la Corte d’Appello di Napoli, Nunzia Ragosta, dirigente del servizio Beni confiscati del Comune di Napoli, Davide D’Errico, consigliere Regione Campania, Carlo Borgomeo e Stefano Consiglio Fondazione con II Sud, Natalia Sanna, ordine dei Medici Veterinari della provincia di Napoli.

ASSESSORE NAPOLI: “CIRCUITO SI CHIUDE CON DESTINAZIONE SOCIALE”

“Siamo certi che questo bene ha la destinazione d’uso più efficace, più utile. Il nostro obiettivo è quello di assegnare una destinazione sociale ad associazioni che abbiano la capacità di gestire in maniera efficace l’attività sociale. Perché il circuito si deve chiudere: nasce con le indagini, si consolida con il sequestro e la confisca, ma la parte finale più importante è quella che il bene deve ritornare alla collettività con una destinazione sociale la più vantaggiosa possibile in favore delle fasce deboli”. Lo ha detto Antonio De Iesu, assessore alla Legalità del Comune di Napoli, a margine della presentazione dello studio ‘Esperienze e nuove sfide. Per riflettere sul riutilizzo sociale del bene confiscato e condividere buone pratiche’.L’incontro si è tenuto a Casa G.L.O., la villa appartenuta al boss del narcotraffico Michele Zaza e trasformata nel 2010 dalla cooperativa L’Orsa maggiore in servizio diurno per persone vulnerabili con problemi di autonomia.
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