ROMA – Trentunesimo giorno di guerra in Medio Oriente. Tutti gli aggiornamenti.
8.50 – ATTACCO IRANIANO DANNEGGIA UNA CENTRALE ELETTRICA E UN IMPIANTO DI DESALINIZZAZIONE IN KUWAIT
Un attacco iraniano contro un impianto di produzione di energia e desalinizzazione dell’acqua in Kuwait ha causato la morte di un operaio indiano e il danneggiamento di un edificio del sito, secondo quanto riferito dalle autorità kuwaitiane. Lo dice in una nota il ministero dell’Elettricità del Kuwait in un comunicato. Il Kuwait è stato oggetto di ripetuti attacchi dall’inizio della guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran, più di un mese fa. Ieri sera, il ministero della Difesa ha dichiarato che 14 missili e 12 droni sono stati rilevati nello spazio aereo kuwaitiano e che diversi di questi droni avevano come obiettivo un campo militare, dove 10 militari sono rimasti feriti.
8.30 – IL PETROLIO SUPERA I 116 DOLLARI AL BARILE MENTRE L’IRAN ACCUSA GLI STATI UNITI DI PREPARARE UN’INVASIONE
I prezzi del petrolio hanno raggiunto il livello più alto da quasi due settimane, a causa dell’escalation su più fronti della guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran. Il petrolio Brent, il benchmark globale, è salito di oltre il 3% questa mattina, superando i 116 dollari al barile. L’ultima impennata ha portato il prezzo di riferimento internazionale al suo livello più alto dal 19 marzo, quando aveva brevemente toccato i 119 dollari al barile.
L’ondata di rinforzi è arrivata dopo che l’Iran ha dichiarato di essere pronto a un’invasione di terra da parte degli Stati Uniti, con il presidente del parlamento che aveva avvertito Teheran che aspettava l’arrivo delle truppe americane per “dare fuoco” e “punire” i suoi alleati regionali.
8:00 – TRUMP AL FT: “POSSIBILE PRENDERE L’ISOLA DI KHARG”, TENSIONI SUL PETROLIO IRANIANO
Donald Trump, in un’intervista al Financial Times, ha affermato che gli Stati Uniti potrebbero valutare anche la conquista dell’isola iraniana di Kharg, importante hub per l’export di petrolio. Ha indicato questa e altre opzioni come possibili strumenti di pressione su Teheran, sostenendo che l’accesso alle risorse energetiche iraniane sia un obiettivo rilevante.
Il presidente ha minimizzato la capacità difensiva dell’isola e ha lasciato intendere che un’eventuale operazione sarebbe tecnicamente fattibile, pur implicando una presenza militare prolungata. Le dichiarazioni arrivano in un contesto di crescente tensione in Medio Oriente e di rafforzamento della presenza militare statunitense nella regione, mentre proseguono contatti indiretti tra Stati Uniti e Iran tramite mediatori internazionali, senza segnali concreti di un accordo imminente.
2:00 – UNIFIL: ‘UCCISO UN CASCO BLU NEL SUD DEL LIBANO’
“Ieri sera un soldato delle forze di pace è rimasto tragicamente ucciso dall’esplosione di un proiettile in una postazione UNIFIL vicino ad Adchit Al Qusayr. Un altro è rimasto gravemente ferito. Nessuno dovrebbe mai perdere la vita al servizio della causa della pace”. Così un post su X l’Unifil. “Non conosciamo la provenienza del proiettile. Abbiamo avviato un’indagine per accertare tutte le circostanze- si legge- Ribadiamo l’appello a tutti affinché rispettino i propri obblighi ai sensi del diritto internazionale e garantiscano in ogni momento la sicurezza del personale e delle proprietà delle Nazioni Unite, astenendosi da azioni che possano mettere in pericolo i caschi blu”.
1:00 – ESCLUSIVA WSJ: “TRUMP VALUTA UN’OPERAZIONE MILITARE PER ESTRARRE L’URANIO DALL’IRAN”
Il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump starebbe valutando un’operazione militare ad alto rischio per mettere le mani sulle scorte di uranio arricchito dell’Iran. Lo riporta il Wall Street Journal, secondo cui l’obiettivo sarebbe impedire a Teheran di sviluppare armi nucleari nel pieno dell’escalation in Medio Oriente. Secondo le indiscrezioni, sul tavolo della Casa Bianca c’è la possibilità di intervenire direttamente nei siti nucleari iraniani, in particolare nelle aree di Isfahan e Natanz, dove sarebbe conservata una quantità significativa di materiale fissile, stimata in circa 1.000 libbre (oltre 450 chilogrammi).
L’operazione, ancora in fase di valutazione e senza una decisione definitiva, comporterebbe l’impiego di forze speciali, unità di sicurezza e team tecnici incaricati di localizzare, mettere in sicurezza e trasportare l’uranio fuori dal Paese. Si tratterebbe di una missione complessa e prolungata, da condurre in territorio ostile sotto la minaccia di attacchi con missili e droni. Parallelamente, Washington starebbe continuando a esplorare la via diplomatica, anche attraverso mediatori internazionali come Pakistan, Turchia ed Egitto. Tuttavia, in assenza di progressi nei negoziati, Trump non escluderebbe il ricorso alla forza per ottenere il controllo del materiale nucleare.
All’interno dell’amministrazione americana il dossier resta aperto: il Pentagono sta preparando diverse opzioni operative, ma fonti ufficiali sottolineano che la pianificazione non equivale a una decisione già presa. Sullo sfondo pesano i rischi di un’ulteriore escalation del conflitto e di un coinvolgimento militare prolungato degli Stati Uniti nella regione.
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