ROMA – Prima le commemorazioni per i quattro anni della strage di Bucha, poi la riunione informale dei ministri degli Esteri dell’Unione Europea a Kiev. Un appuntamento questo che, secondo le stesse parole del ministro Antonio Tajani sui social poco prima di imbarcarsi, è necessario per “stare ancora una volta al fianco dell’Ucraina”.
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Tajani – che ne approfitterà per incontrare anche la comunità imprenditoriale italiana nel Paese – si trova già nel Paese e prenderà parte alle commemorazioni organizzate dalle autorità ucraine per rendere omaggio alle vittime del massacro a Bucha, Irpin e Borodyanka nel marzo 2022, di cui è accusato l’esercito russo. Secondo l’Ufficio dell’Alto commissario Onu per i diritti umani, almeno 73 civili persero la vita durante il breve periodo di occupazione russa dell’area, cui si aggiungono le segnalazioni di ulteriori 105 omicidi.
IL VERTICE INFORMALE TRA I MINISTRI DEGLI ESTERI
Il vertice informale tra i ministri degli Esteri prevede in agenda vari temi: primo, come riferisce la Farnesina, “l’accertamento delle responsabilità della Federazione russa per i crimini perpetrati contro l’Ucraina, anche alla luce dell’operato della Commissione per le compensazioni e del Tribunale speciale per il crimine di aggressione contro l’Ucraina”. Poi, “la situazione di terreno al termine del quarto anno di conflitto, con l’obiettivo di ottimizzare il sostegno europeo all’Ucraina sul piano militare, energetico e infrastrutturale”. Infine, la questione dei veterani di guerra”, ossia “l’analisi delle principali sfide legate al reinserimento degli ex combattenti ucraini nella vita civile e sul possibile ruolo che l’Ue può giocare per favorire la coesione sociale e l’inclusione economica, soprattutto in ottica post-conflitto”.
SI PARLERÀ ANCHE DI MEDIO ORIENTE
Al di là delle veline ministeriali, il vertice potrebbe anche essere un’occasione per i ministri dei 27 Stati Ue di fare il punto sul ruolo che l’Ucraina vuole assumere nel conflitto in corso in Medio Oriente. Come hanno riferito i media ucraina, ieri il presidente Volodymyr Zelensky ha ribadito l’intenzione del suo governo di fornire armi ai Paesi del Golfo, utili a forzare il blocco imposto di fatto dall’Iran al traffico marittimo di materie prime energetiche fondamentali nello Stretto di Hormuz.
La politica di registrazioni e autorizzazioni imposta da Teheran sta escludendo i mercantili statunitensi e israeliani, così come quelli dei suoi alleati, tra cui i Paesi europei, ad eccezione della Spagna, che ha deciso di cooperare con Teheran, contestando le ragioni che hanno spinto Washington e Tel Aviv ad avviare l’offensiva contro l’Iran.
Per contenere l’impennata dei prezzi di petrolio, gas e fertilizzanti, il presidente Donald Trump ha chiesto agli alleati di inviare navi da guerra a Hormuz, ma solo l’Ucraina sembra aver dato una risposta che va in questa direzione, annunciando cooperazione militare con gli Stati del Golfo, a partire dai droni marini: “L’esperienza [maturata nello] sbloccare le rotte commerciali marittime con l’aiuto, tra l’altro, dei droni sottomarini, potrebbe essere utile per sbloccare anche lo Stretto di Hormuz?” è la domanda che ha lanciato Zelensky, ricordando poi che “tutti gli accordi che verranno formalizzati legalmente sono estremamente importanti per il nostro Paese”, che “non ha mai avuto accordi di questo tipo con la regione”.
Lo scorso 26 marzo, il capo di Stato ucraino ha già siglato accordi di difesa aerea con Emirati e Qatar, nell’ambito di una missione nel Golfo, che puntano a rafforzare la capacità di questi Paesi di respingere gli attacchi dell’Iran a basi militari statunitensi e infrastrutture energetiche nell’area.
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