ROMA – Prendono una bambola di pezza e la adagiano su quella che sembra una barella in miniatura, simulando gli sforzi per sollevare il peso di un corpo probabilmente ferito, con la cura di passarlo sopra la testa con movimenti sincronizzati: è il video che un attivista di Gaza ha condiviso sui social, in cui ha catturato il gioco di un gruppo di bambini di circa cinque anni. Si gioca a simulare i soccorsi in tempo di guerra, a piedi nudi, sullo sfondo di quello che sembra un campo profughi. Per l’emittente Al Jazeera i piccoli starebbero riproducendo invece le azioni che precedono un funerale, il trasporto della salma verso la sepoltura. Comportamenti ad ogni modo rivelatori della crudezza di scene da cui non vengono risparmiati neanche i più piccoli nella Striscia di Gaza, dove nonostante il cessate il fuoco di ottobre, da tre anni e mezzo si muore a causa di bombardamenti. La stragrande maggioranza della popolazione è sfollata e costretta a vivere in tende.
In queste ore il ministero della Salute di Gaza – in contatto con ospedali e organismi di soccorso – ha aggiornato a 72.282 le vittime dal 7 ottobre 2023, una stima confermata in questi giorni anche dall’esercito israeliano. Saliti a 172.040 i feriti. Confermato anche che solo nelle ultime 24 ore altre quattro persone sono state uccise e una ventina ferite. Dal cessate il fuoco di ottobre, sono morte in totale 713 persone e 1.940 sono rimaste ferite, mentre 756 corpi sono stati recuperati sotto le macerie. Vari organismi di ricerca internazionali hanno rilanciato l’appello delle autorità di Gaza, secondo cui il numero dei morti potrebbe essere decisamente più elevato proprio a causa delle difficoltà a recuperare i corpi delle vittime degli scontri tra combattenti di Hamas e l’esercito israeliano. Quest’ultimo in particolare è accusato di bombardamenti diretti e ripetuti contro infrastrutture civili, oltre a un persistente blocco all’acceso di aiuti. Accuse che il Sudafrica ha formalizzato alla Corte internazionale di Giustizia, dove il governo di Tel Aviv si difende dall’accusa di genocidio. Il costo del conflitto ricade soprattutto sui giovani: l’Unicef avverte che il 90% delle scuole – compresi edifici universitari – sono state distrutte dai raid e che centinaia di migliaia di studenti stanno perdendo preziosi anni di istruzione.
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