ROMA – In Libano si continua a morire: il ministero della Salute libanese ha aggiornata a 1.318 i cittadini uccisi dalla ripresa delle ostilità tra Israele e Hezbollah, lo scorso primo marzo. Tra le vittime si contano 125 bambini, tra cui anche le due sorelline di una famiglia sterminata nel distretto di Nabatyeh. Un raid aereo contro un’abitazione ha ucciso anche la madre e il padre. Saliti inoltre a quasi 4mila i feriti.
In Israele, dalla mezzanotte scorsa, sono arrivate quattro ondate di attacchi per un totale di 50 missili dal sud del Libano, sparati dal gruppo politico-militare affiliato all’Iran. Colpita in particolare la città settentrionale di Kiryat Shmona e le località circostanti: per il momento, come riferiscono i media israeliani, due uomini di 84 e 34 anni sono rimasti “leggermente feriti” dalle schegge. Dopo lo scambio di accuse e minacce tra il presidente Donald Trump e i vertici di Teheran, in Israele le sirene di allarme continuano a risuonare in tutta la zona. Stamani l’esercito conferma di aver neutralizzato anche un missile diretto sempre a nord, ma partito direttamente dall’Iran. Hezbollah ha rivendicato le azioni contro Israele ma anche colpi di artiglieria e razzi sulle postazioni dell’esercito israeliano nel sud del Libano – in particolare nei pressi della città di Antara – dove prosegue l’invasione delle truppe di terra di Tel Aviv, sostenute dalla contraerea.
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