giovedì, 30 Aprile 26

La testimonianza di Leila, iraniana in Italia: “A Teheran temono non ci sarà domani”

MondoLa testimonianza di Leila, iraniana in Italia: “A Teheran temono non ci sarà domani”

ROMA – “Una mia nipote ieri sera mi ha chiamato dicendomi che ci stavamo sentendo per l’ultima volta, perché sono certi che se Stati Uniti e Israele iniziano a bombardare Teheran come hanno promesso, non sopravvivrà nessuno, oppure resteranno definitivamente senza luce e linee telefoniche”. Questa la testimonianza di Leila, una residente iraniana in Italia, contattata dalla Dire a poche ore dal termine dell’ultimatum sul cessate il fuoco che il presidente Trump ha dato all’Iran. Se Teheran non sarà disponibile, il capo della Casa bianca ha promesso che “cancellerà via la civiltà” iraniana, parole che già vedono da ore un’escalation negli attacchi sul Paese, e nella capitale in particolare.

Leila – il cui nome è di fantasia per ragioni di sicurezza – pensa ai parenti rimasti nel Paese in queste ore difficili: “Continuiamo ad avere pochissime notizie”, per via del blocco ad internet che il governo ha imposto all’indomani dell’offensiva di Stati Uniti e Israele, lo scorso 28 febbraio. Ma pensa soprattutto ai bambini: “Sono terrorizzati dalle esplosioni continue, bloccati in casa senza poter andare a scuola”. In tempo di guerra, “la vita quotidiana deve andare avanti, perché la gente deve uscire per lavorare o fare la spesa, ma è molto difficile” e spiega ancora: “Chi ha impieghi precari non riesce a lavorare e, quindi, ad andare avanti, e poi mancano tante medicine, che già non si trovavano a causa dell’embargo imposto sull’Iran da tempo. Almeno prima della guerra qualcosa si trovava al mercato nero, soprattutto per le malattie oncologiche. Ora, dopo l’attacco all’Istituto Pasteur e allo stabilimento farmacologico, la carenza è peggiorata ulteriormente”.

Le infrastrutture e i civili dunque nel mirino: “Ho sempre pensato che l’obiettivo di Stati Uniti e Israele non fosse quello di salvare il popolo iraniano da un regime oppressivo e ora ne abbiamo la conferma”, osserva Leila, che elenca anche le violenze delle autorità iraniane sulla popolazione: “Mancano notizie sui prigionieri, mentre il ministero della Giustizia ha annunciato che intende accelerare le esecuzioni. Invece di preoccuparsi di proteggere i cittadini dalla catastrofe umanitaria in corso, continuano ad alimentare il clima di terrore”.Le organizzazioni per i diritti umani avvertono che in Iran sono in aumento gli arresti arbitrari: “Le persone- riferisce la residente in Italia- vengono fermate ai posti di blocco agli incroci, nelle piazze o nelle strade: i militari controllano gli smartphone alla ricerca di messaggi privati, post sui social oppure foto e video in cui si danno notizie degli attacchi. Il rischio, è l’arresto. L’ordine – che le autorità hanno diffuso anche tramite sms – è di non divulgare informazioni su luoghi o l’entità degli attacchi subiti” riferisce Laila, che conclude: “I parenti quindi chiamano noi residenti all’estero solo per dirci che stanno bene perché temano che le chiamate siano intercettate. La linea in ogni caso cade dopo due minuti di conversazione”.
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