ROMA – “La vittoria di Peter Magyar era assolutamente prevedibile: dopo 16 anni di governo Fidesz, la gente era esausta. Le difficoltà economiche sono aumentate e tanti ungheresi lasciano il Paese. Inoltre il governo Orban ha limitato svariate libertà civili. Non direi che ha violentemente perseguito gli oppositori ma di sicuro ha reso la vita difficile ai difensori dei diritti. Il nuovo movimento Tisza di Péter Magyar ha dimostrato carisma, si è imposto come un’alternativa, e la gente ci ha creduto”. Zoltán Balazs è professore ordinario di Scienze politiche alla Corvinus University di Budapest e con l’agenzia Dire commenta il voto di ieri, che ha visto la schiacciante sconfitta del premier uscente Viktor Orban, con l’avversario Peter Magyar che ha ottenuto due terzi dei seggi.
Ai seggi, l’affluenza ha sfiorato l’80%. Secondo il docente, “già alle elezioni del 2022 avevamo visto un senso crescente di stanchezza ma credo che a permettere la vittoria di Orban fu la debolezza delle opposizioni”. Stavolta il movimento Tisza ha saputo fare la differenza, anche forte del fatto che “in questi quattro anni la situazione economica e politica è peggiorata e l’inadeguatezza del governo è diventata evidente”.
L’Ungheria è sotto la lente dell’Europa per le restrizioni alla libertà di stampa, dei diritti delle minoranze – tra cui i migranti e la comunità Lgbt – e per aver rafforzato il controllo dell’esecutivo sulla magistratura. Magyar ha iniziato la sua carriera in politica col partito Fidesz, prima di istituire il suo movimento Tisza, che vuol dire “rispetto e libertà”, nel 2020: con lui, chiediamo, le cose ora miglioreranno? “Penso di sì in termini di libertà di espressione- risponde il docente- perché in campagna elettorale ha parlato molto del problema della concentrazione dei media nelle mani dello Stato. Per il resto, non mi aspetto un cambiamento profondo”.
Tuttavia, il professore della Corvinus University si dice ottimista per quanto riguarda le riforme: “Dal 2010 si è imposto un approccio in cui, a prescindere dal dibattito pubblico, l’ultima parola su qualsiasi decisione spettava ad Orban”. Secondo Balazs, ora il governo di Tisza darà “molto più ascolto alle proposte che arriveranno dagli organismi della società civile”. Inoltre, avendo ottenuto “una solida maggioranza in parlamento, potrà fare riforme importanti anche a livello di emendamenti costituzionali e riforme di legge”. Tra questi, Balazs auspica la riforma del sistema elettorale, per andare dal maggioritario attuale a uno “proporzionale”, e poi c’è il tema della Corte costituzionale, che il governo Orban ha riformato, limitandone autonomia e ruolo. “Immagino riforme anche per quanto riguarda l’Autorità nazionale dei media e dell’Autorità antitrust”.
Soprattutto, poi, c’è la questione dello Stato di emergenza scattato per la guerra in Ucraina: “In questo momento il governo ungherese detiene quasi tutti i poteri regolatori- avverte l’esperto- dal momento che il conflitto ha fornito un ottimo pretesto per scavalcare in qualche modo le procedure legislative”. Il docente di Scienze politiche spera che sia “ripristinato il ruolo del parlamento”, accanto a riforme in ambito “economico, sanitario, sociale ed educativo”, restituendo anche “maggiore autonomia alle università”.
Magyar si è proposto anche come un convinto europeista. “L’Ungheria ha disperatamente bisogno dei fondi europei”, osserva il professore di Scienze politiche, “poiché economia e infrastrutture sono in pessime condizioni e quindi il nuovo esecutivo sarà molto più favorevole ai compromessi: non credo che inizierà a fornire aiuti militari all’Ucraina ma sarà meno propenso a creare difficoltà sui principali dossier”.
Quanto alla Russia, continua Balazs, “Orban motivava le buone relazioni con Mosca legandole al tema della sicurezza energetica. In teoria, l’Ungheria potrebbe allentare quella dipendenza ma nonostante questo, non mi aspetto un cambiamento radicale nelle relazioni con la Russia”.Anche gli Stati Uniti dell’amministrazione Trump avevano pubblicamente sostenuto la rielezione di Orban: “L’ex premier intratteneva relazioni molto strette con Trump e col suo movimento ‘Maga’. Vedremo dunque dei cambiamenti: i repubblicani non Maga, a mio avviso, sono molto contenti di questo esito elettorale e cercheranno di costruire un nuovo rapporto con l’Ungheria”.
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