BERGAMO – Per Emilio Del Bono, vicepresidente del Consiglio regionale della Lombardia, il nodo politico vero sta tutto nel rapporto ancora irrisolto tra autonomie locali, Regioni e Stato. Intervenendo a Bergamo all’assemblea nazionale 2026 Ali (Autonomie locali italiane, ndr) “Una città per cambiare”, l’ex sindaco di Brescia ha indicato all’associazione un compito netto: rimettere al centro la “pari dignità costituzionale del sistema dell’autonomia locale rispetto allo Stato centrale” e fermare quello che definisce l’invasione di campo del livello regionale. “Il sistema dei Comuni è un sistema schiacciato da una parte, da un ruolo, a volte inefficiente, a volte esorbitante del sistema regionale”, ha detto, richiamando gli articoli 114 e 118 della Costituzione e sostenendo che le funzioni amministrative “competono esclusivamente ai Comuni, salvo eccezione”. Da qui la critica alla torsione del regionalismo, che secondo Del Bono in molti casi si è trasformato in un potere che non pianifica e non legifera in modo strategico, ma “tende ad invadere le funzioni amministrative dei Comuni”.
DEL BONO: “LA QUESTIONE SETTENTRIONALE È ANCHE UNA GRANDISSIMA QUESTIONE DI IMPIANTO CULTURALE”
Nell’intervento del vicepresidente del consiglio regionale della Lombardia c’è anche una lettura politica più ampia, che chiama in causa il Nord e la Lega: “La questione settentrionale non è solo una questione banalmente di potere economico, è anche una grandissima questione di impianto culturale, di architettura costituzionale”. E ancora: “La Lega non è mai stata filo-municipalista, non è mai neanche stata filo-autonomista. La Lega è micro-secessionista”. Per Del Bono, Ali può quindi giocare “una grandissima partita” proprio sul riequilibrio costituzionale tra i livelli istituzionali, riportando il regionalismo al suo ruolo di “regolatore e grande pianificatore strategico, non invasore di campo, non moltiplicatore di agenzie di amministrazione, non costruttore di bandi frammentari”.
DEL BONO: “RIPRENDERE IL FILO PERCHÉ QUELLA RIFORMA DEL 2009 NON È COMPLETATA”
La seconda bandiera che affida all’associazione è quella del federalismo fiscale, tema che a suo giudizio è uscito dal dibattito troppo presto. “Dal 2009 la legge che ha messo in moto il principio della piena autonomia impositiva, piena autonomia impositiva per avere una piena autonomia finanziaria, è il cuore di tutte le questioni”, ha spiegato, denunciando le compressioni operate sia dal legislatore nazionale sia da quello regionale. “Dobbiamo riprendere il filo perché quella riforma del 2009 non è completata”, ha avvertito, citando strumenti impositivi, fondo perequativo e meccanismi integrativi dei trasferimenti come capitoli ancora aperti. Il senso politico del suo passaggio è chiaro: la sfida delle autonomie, per Del Bono, non è un tema tecnico ma una partita di prima grandezza, da cui passa “il ruolo dei grandi innovatori del Paese” e l’equilibrio stesso della Repubblica.
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