ROMA – “Le immagini delle case rase al suolo dall’esercito israeliano nel sud del Libano sono devastanti per la popolazione libanese” e rafforzano anche quel clima di “incertezza e sfiducia che pesa sul cessate il fuoco”.
Lo riferisce da Beirut all’agenzia Dire Francesca Lazzari, responsabile progetti di Fondazione Avsi in Libano. Oggi diverse testate hanno riferito che l’esercito israeliano sta continuando a radere al suolo edifici e infrastrutture nel sud del Libano, per costruire una fascia di sicurezza profonda dai 5 ai 10 chilometri dal confine con Israele.
Si tratterebbe di una “zona cuscinetto” più stretta rispetto a quella di 30 chilometri già annunciata, ciononostante questo viola il diritto internazionale e l’accordo di cessate il fuoco di dieci giorni stretto lo scorso 17 aprile tra i governi di Tel Aviv e Beirut.
“La gente non ha fiducia- continua Lazzari- sia perché la tregua durerà appena dieci giorni, sia perché il tema della demarcazione dei confini non è ancora stato affrontato”. Insomma, a parte qualche incidente, si è posto fine all’uso delle armi, ma non al dramma umanitario: “Molte persone stanno tornando a sud, ma a Beirut ancora si vedono le strade piene delle tende degli sfollati”, dice Lazzari, aggiungendo che neanche i rifugi si stanno svuotando: “Molti decidono di mandare un membro della famiglia a vedere in che condizioni sono la casa e il villaggio, mentre gli altri restano negli shelter”, i rifugi, “per non perdere il posto”. Il conflitto di Israele contro Hezbollah ha creato oltre un milione e duecentomila sfollati e così “i bisogni umanitari permangono. Noi, con le altre organizzazioni, continuiamo la distribuzione di cibo e acqua, insieme alle attività educative per i minori”. A ciò si dovrà aggiungere “il supporto a chi deciderà di tornare nelle regioni del sud”, dove Avsi “non ha mai interrotto le proprie attività”.
In questo quadro però, “Non tutti riusciranno a tornare a una vita normale. A sud il Libano rimane occupato e i villaggi continuano ad essere rasi al suolo. Decine di migliaia di persone hanno perso tutto. Non ne abbiamo la certezza”, sottolinea Lazzari, “ma non possiamo escludere che edifici scolastici o aziende agricole che negli anni come Avsi abbiamo contribuito a ristrutturare siano state nuovamente danneggiate o demolite. Solo pochi mesi fa ad esempio avevamo consentito il ritorno a scuola per centinaia di bambini a Khiam. E poi avevamo supportato decine di agricoltori a recuperare i beni danneggiati nel conflitto del 2023-2024: queste famiglie potrebbero ritrovarsi di nuovo senza reddito”.
Ecco perché Lazzari lancia un appello a “un cessate il fuoco esteso, per andare verso un vero accordo di pace che riporti il Libano ai confini precedenti e favorisca una reale ricostruzione per la popolazione, che ha bisogno di casa e lavoro per condurre una vita dignitosa”.
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