ROMA – In Nigeria si registra un’escalation di rapimenti di massa all’interno delle scuole o tra le comunità remote, ma una buona notizia arriva dallo stato nord-occidentale di Kebbi: tutte e 24 le studentesse musulmane sequestrate lo scorso 17 novembre dalla Government Girls Comprehensive Secondary School, nella città di Maga, sono state tratte in salvo. Lo ha confermato ieri alla stampa internazionale anche Musa Rabi Magaji, il preside della scuola a maggioranza musulmana, riferendo che le giovani al momento sono in custodia delle autorità, in attesa di tornare presso le loro famiglie. Magaji ha aggiunto che le ragazze portate via dai loro dormitori poco dopo l’alba erano inizialmente 25, ma una di loro è riuscita a fuggire quasi subito.
Secondo i media locali, la liberazione è stata frutto di un negoziato tra le forze dell’ordine e una banda locale, accompagnato anche intense operazioni di sicurezza. Non è chiaro se ci siano stati degli scontri diretti. Preoccupato per l’aumento dei sequestri tra le foreste di Kebbi e Niger, il presidente Bola Tinobu ha infatti ordinato la creazione di un “cordone di sicurezza” attraverso queste aree nonché l’invio dell’aeronautica militare per “estendere la sorveglianza aerea nelle zone più interne della foresta nello Stato di Kwara, dove si ritiene che si nascondano i terroristi”, come si legge sul profilo X dell’ufficio di presidenza. Il capo dello Stato ha inoltre chiesto che la sorveglianza sia mantenuta “24 ore su 24”, un ordine che si applica “anche all’asse tra gli stati di Kebbi e Niger, dove si prevede che molte persone saranno salvate. Le comunità sono inoltre esortate a fornire informazioni tempestive su movimenti e attività insolite per agevolare il lavoro delle forze di sicurezza”.
Come informa ancora la stampa locale, a inizio settimana sono state sequestrate una dozzina di persone a Isapa, nello stato di a Kwara, tra cui sette membri di una stessa famiglia, compresi bambini e due donne incinte. Solo 24 ore prima, a circa venti chilometri di distanza, era avvenuto il sequestro di 38 fedeli dalla chiesa di Cristo apostolico nella località di Eruku. I parrocchiani sono stati tutti rilasciati dopo un rapido intervento della polizia che non avrebbe fatto ricorso all’uso della forza. Quanto all’incidente a Isapa, i testimoni hanno raccontato che un gruppo di trenta uomini armati ha assaltato il villaggio sparando anche colpi di Ak-47 contro le case. È ancora notizia di questi giorni il maxi rapimento di oltre 300 studenti cristiani da una scuola cattolica Saint Mary, nello Stato del Niger, mentre la settimana scorsa è stato portato via un sacerdote dalla comunità di Kushe Gugdu, nello Stato di Kaduna, in seguito a un violento attacco armato. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha condannato con forza i sequestri tra i cristiani in Nigeria, minacciando l’invio di una forza militare. Tuttavia, come evidenziano le fonti di stampa locali, i sequestri non sarebbero legati a ostilità a carattere religioso, essendo coinvolte anche le comunità musulmane. Piuttosto, aumentano le persone che aderiscono alle bande armate per ragioni economiche – a causa, per esempio, della perdita dei terreni o di altre attività lavorative. Tramite i sequestri, i gruppi stabiliscono il controllo sulle risorse naturali in aree dove la presenza delle istituzioni è scarsa, e al tempo stesso si autofinanziano tramite il denaro chiesto a titolo di riscatto.
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