Foto di repertorio
ROMA – Non meno di 200mila persone hanno lasciato le proprie case nell’est della Repubblica democratica del Congo, mentre da giorni i ribelli del gruppo Mouvement du 23 Mars (M23) avanzano per prendere il controllo della città di Uvira. I combattenti, come riportano fonti di stampa internazionale concordanti, sarebbero riusciti anche a mettere in fuga i reparti dell’esercito congolese. Come avvertono le Nazioni Unite, le decine di migliaia di congolesi si stanno dirigendo verso il vicino Burundi.
I combattimenti per prendere Uvira sono motivati dall’interesse per la base militare che la città ospita, ma anche per il fatto che è diventata la sede amministrativa del governo in questa regione, dopo che mesi fa i combattenti hanno preso Bukavu, il popoloso capoluogo del Sud Kivu, provincia che secondo l’Onu accoglie un milione e ducentomila sfollati. Prendere quella città significherebbe quindi far cadere “l’ultima roccaforte” del governo del presidente Felix Tshisekedi nella provincia.
L’operazione avviene a una settimana dalla firma di un accordo di pace siglato dai governi di Congo e Ruanda, grazie alla mediazione degli Stati Uniti. Il governo di Kigali è da tempo accusato di sostenere militarmente e finanziariamente i gruppi armati per prendere il controllo delle importanti riserve naturali, come il legname, o di minerali del Congo nord-orientale.
Tuttavia, l’M23 non era al tavolo dei colloqui e pertanto non ha mai posto fine agli attacchi. Il portavoce delle Nazioni Unite Stéphane Dujarric ha denunciato che “mentre i leader firmavano l’intesa”, sono stati “segnalati intensi combattimenti, con l’uso di armi pesanti e bombardamenti, in diversi villaggi nei territori di Uvira, Walungu, Kabare, Fizi e Kalehe”. Attacchi che “hanno danneggiato infrastrutture critiche e abitazioni”. Inoltre si informa che “le autorità sanitarie di Walungu hanno riferito che almeno 13 civili sono stati ricoverati in ospedale. Tuttavia, le evacuazioni sono attualmente impossibili a causa dei combattimenti in corso e dei blocchi stradali, che impediscono a un numero imprecisato di feriti di raggiungere le strutture mediche”. Nelle annose violenze nel Congo orientale si stima che dal 2012 abbiano perso la vita milioni di civili.
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