giovedì, 30 Aprile 26

In Ciad un gruppo ribelle dice ‘stop’ alle mine antipersona con Sant’Egidio

MondoIn Ciad un gruppo ribelle dice ‘stop’ alle mine antipersona con Sant’Egidio

ROMA – Mentre nel mondo i conflitti, così come il riarmo, avanzano veloci, uno dei principali gruppi politico-militari del Ciad ha siglato un protocollo con cui si impegna alla messa al bando delle mine antipersona: niente uso, quindi, ma neanche acquisto, vendita o stoccaggio.Un documento di cui si è fatta promotrice e referente la Comunità di Sant’Egidio, che presso la sua sede romana ha ospitato questo pomeriggio la delegazione del Movimento per la pace, la ricostruzione e lo sviluppo (Mouvement pour la Paix, la Reconstruction et le Développement, Mprd) guidata dal presidente Djedouboum Sadoum.

L’impegno, messo nero su bianco, è frutto di un programma di sensibilizzazione e formazione messo in campo dalla Comunità di Sant’Egidio – in collaborazione con l’Agenzia Onu per l’Azione contro le Mine (Unmas) – e realizzato in particolare in Ciad e Centrafrica, sia con soggetti della società civile che coi gruppi ribelli.”Per Sant’Egidio l’Africa è una priorità e mantiene un impegno forte per il dialogo e la pace, tra cui anche in Ciad”, come dichiara all’agenzia Dire Mauro Garofalo, responsabile Ufficio esteri della Comunità.

“UNA NOTIZIA IN CONTROTENDENZA, LA CONVENZIONE DI OTTAWA SEMBRA DEMODÈ” 

Secondo Garofalo inoltre “La notizia dell’impegno che l’Mprd oggi si assume è importante perché in controtendenza: la lotta alle mine antipersona e la proibizione a livello internazionale sono in ritardo e sottofinanziate”, mentre la Convenzione di Ottawa sulla messa al bando delle mine antipersona, siglata da 166 Paesi, “sembra passata di moda”. Il riferimento è anche alla decisione di Estonia, Finlandia, Lettonia, Lituania e Polonia di abbandonare la Convenzione, una strada che anche l’Ucraina si appresta a intraprendere, per effetto della questione sulla sicurezza posta dalla Russia.Il documento siglato oggi prevede il pieno riconoscimento degli obblighi posti dal Diritto internazionale umanitario, anche attraverso azioni di sensibilizzazione sui temi dello sminamento e della messa al bando, con la partecipazione ad attività mirate di monitoraggio e bonifica promosse da organismi non governativi e agenzie internazionali e statali.

MPRD: “LA NOBILE CAUSA DELLA NOSTRA RIBELLIONE”

“L’impegno assunto grazie alla Comunità di Sant’Egidio prende le mosse da una presa di coscienza morale”, dice alla Dire il presidente dell’Mprd, Djedouboum Sadoum, “perché noi non attuiamo una ribellione per distruggere il nostro Paese, bensì per una nobile causa: mettere fine alle sofferenze del popolo ciadiano.Usare le mine significa invece condannare i civili a un inferno che durerebbe dieci, venti, anche sessant’anni. E questo non avrebbe assolutamente senso”. D’altronde, continua il dirigente, “La principale sfida di oggi per il Ciad è la pace e lo sviluppo, che dall’indipendenza dalla Francia nel 1960 il mio Paese non ha ancora mai conosciuto”.

L’Mprd, come altri gruppi politico-militari in Ciad, si oppone al governo militare guidato dal presidente e generale Mahamat Déby Itno, che è succeduto alla morte del padre Déby Itno. I vari scontri sono causa di morti e scollamento tra i civili, già impegnati da una situazione economica incerta e dalla pressione dei rifugiati dai paesi in guerra, come Centrafrica e Sudan.Ma se la pace richiede dialogo, il dialogo implica interlocutori legittimi e credibili, e anche un accordo sulle mine antipersona può dare “un forte contributo”, come riferisce ancora alla Dire Francesca Caruso dell’Ufficio esteri di Sant’Egidio: “È un’ottima opportunità di spiegare che l’uso delle mine ha un impatto anche sui negoziati, dato che usarle costituisce un crimine di guerra. Non usarle invece- continua Caruso- permette di diventare un soggetto politico con una proposta, un impegno e una responsabilità verso lo Stato e per la protezione dei civili e dell’ambiente, che si aggiunge alle altre idee portate avanti. E soprattutto, potrebbe aprire occasioni di collaborazione col governo per attività di sminamento, come premessa per mettere in piedi un dialogo più ampio”, conclude.
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