giovedì, 30 Aprile 26

In Israele le famiglie dei soldati suicidi ricorrono contro l’Idf

MondoIn Israele le famiglie dei soldati suicidi ricorrono contro l’Idf

ROMA – Un gruppo di famiglie di soldati che si sono suicidati dopo l’operazione lanciata da Israele a Gaza il 7 ottobre 2023 ha presentato un esposto all’Alta Corte di Giustizia per far sì che ai loro cari venga riconosciuto di essere morti nello svolgimento del loro servizio. Lo riferisce l’emittente israeliana Channel 13, una notizia rilanciata anche da altri media locali. A rappresentare le famiglie, il Jerusalem Institute of Justice e dal Combat Diamonds Forum, organismo che si batte per i diritti dei militari dell’Idf che si tolgono la vita a causa della sindrome da stress post traumatico (Ptsd), un disagio mentale complesso che può essere sviluppato dopo aver vissuto esperienze di particolare violenza. Il responsabile del team legale del Forum, Rotem Ben-Simhon, ha citato i dati ufficiali secondo cui “almeno 74 soldati sono morti suicidi a causa di disturbi mentali legati al servizio militare” dopo il 7 ottobre 2023, mentre i tentativi di suicidio ammonterebbero a 279. L’iniziativa delle famiglie giunge in seguito a una raccomandazione emanata la settimana scorsa da un Comitato nominato per esaminare la posizione dell’Idf rispetto alla questione, in cui si riconosce la responsabilità delle Forze armate nei suicidi, ma si suggerisce di non classificarli come morti sul lavoro. Invece, secondo Ben-Shimon, “esiste una chiara relazione causale tra il servizio militare e il decesso, e non esiste alcuna base legale o morale per distinguere tra un soldato che è stato ferito fisicamente ed è morto a causa di quella ferita, e un soldato che è stato ferito mentalmente e ha posto fine alla sua vita”.

L’ultimo suicidio si è registrato lo scorso 17 settembre: un militare che svolgeva la leva obbligatoria in una base militare nel nord di Israele ha rivolto un’arma contro di sé, rendendo vano il trasporto in ospedale. È salito così a 22 il numero di coloro che si sono tolti la vita soltanto nel 2025. Come evidenzia un report dell’esercito israeliano, si tratta di un numero record, prossimo soltanto alle 28 morti registrate nel 2010, quando le autorità di Tel Aviv lanciarono contro la Striscia di Gaza l’operazione Piombo Fuso, che secondo un’indagine di Amnesty International causò oltre 1400 vittime tra i civili, tra cui 300 bambini. Nel report di dicembre dell’esercito israeliano, gli esperti hanno evidenziato come il dopo guerra a Gaza “comporterà notevoli sfide per la salute mentale del personale militare”. Diverse inchieste hanno rivelato i traumi psicologici dei soldati inviati nella Striscia, dove da ottobre 2023 sono morti non meno di 72mila palestinesi. Nel documentario ‘Breaking Ranks: Inside Israel’s War’ – trasmesso il 10 novembre l’emittente britannica Itv – diversi soldati, sia in condizione di anonimato che pubblicamente, hanno denunciato che a Gaza sarebbe stato abolito ogni regolamento e codice di condotta nei confronti dei civili palestinesi, confermando le accuse secondo cui l’Idf avrebbe sistematicamente usato i civili come scudi umani oppure condotto attacchi non giustificati né provocati. Tra questi, i testimoni hanno parlato della pratica di aprire il fuoco sulle persone in fila per ricevere pacchi alimentari presso i centri di distribuzione gestiti dal consorzio israelo-statunitense Gaza Humanitarian Foundation (Ghf), che ha chiuso le sue attività a fine novembre. Il documentario affronta anche il tema dell’impatto psicologico di tali esperienze sui militari. Per l’operazione lanciata su Gaza dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, il governo israeliano si difende dall’accusa di genocidio presso la Corte internazionale di giustizia, mentre sul premier Benjamin Netanyahu pende un mandato d’arresto della Corte penale internazionale.
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